Crisi: Italia in recessione nel 2012 e 2013, Fmi vede nero

Italia in recessione per due anni. Previsioni negative anche su Spagna.

Il Fondo Monetario Internazionale ha diramato le sue stime sulla crescita nel biennio 2012-2013, che confermano un’economia in forte crisi a livello globale, con un recessione particolarmente grave in Italia nel biennio 2011-2012. A livello globale quest’anno il pil crescerebbe del 3,3% e l’anno prossimo del 4%, mentre le stime precedenti erano per un +4% quest’anno e per un +4,5% il prossimo.

Ma molto peggio della media farebbero le grandi economie, con gli USA che vedono confermato l’1,8% nel 2012, ma tagliate le stime sul 2013, che passano da una crescita prevista al 2,5% a una ora del 2,2%. Ritmi molto lenti per la dinamica economia americana.

Peggio ancora, però, fa l’Eurozona, la quale quest’anno dovrebbe andare in recessione dello 0,5%, con una stima in calo dell’1,6% sul dato precedente, mentre l’anno prossimo vivrebbe una ripresa molto lenta, pari allo 0,6%, in netta diminuzione anche in questo caso, rispetto all’1,5% precedentemente previsto.

 

CRISI ECONOMICA IN ITALIA: AGGHIACCIANTI PREVISIONI – E andando sempre più verso gli abissi, troviamo l’Italia, per la quale le previsioni dell’Fmi sono a dir poco agghiaccianti. Se il pil era già previsto in calo dal governo per lo 0,5%, Washington manteneva ancora una previsione leggermente positiva dello 0,3% per quest’anno. Invece, il 2012 si chiuderebbe con un calo del 2,2%, mentre il prossimo anno la recessione continuerebbe a erodere un altro 0,6% del pil. Anche in quest’ultimo caso si tratterebbe di un taglio delle stime di crescita per l’1,1%.

 

RECESSIONE EUROPA: LA GERMANIA LIMITERA’ I DANNI – In recessione pure la Spagna per l’1,7%, mentre Francia e Germania riuscirebbero a rimanere almeno per poco in terreno positivo, rispettivamente con un tasso di crescita dello 0,2% e dello 0,3%. Ma Berlino reagirebbe subito, con un 2013 già previsto in crescita dell’1,5% ed esce, in ogni caso, da un biennio di crescita sostenuta, che ha cancellato la recessione del 2009.

Dunque, tornando al nostro Paese, la prospettiva sarebbe di un altro biennio terribile, che giunge dopo due anni di crescita già debolissima e successivi a un altro biennio terribile, quello del 2008-2009, quando il pil è complessivamente sceso del 6,5%.

E’ evidente che gli effetti sarebbero devastanti per la tenuta dell’occupazione da un lato e per i conti pubblici dall’altro. Su quest’ultimo punto, un ragionamento è d’obbligo. Quando è stata varata la manovra correttiva dei conti pubblici a dicembre, le misure di austerità fiscale sono state tarate su una previsione di decrescita dello 0,5%. Tuttavia, proprio l’impatto di queste sarebbe stato recessivo e aggravato il quadro dell’economia. Questo significa che malgrado il governo abbia tenuto conto di un certo margine, al fine di non essere colto impreparato da un peggioramento delle entrate, resta il rischio che in primavera ci sia bisogno del varo di un’ennesima manovra correttiva.

L’obiettivo che già il governo Berlusconi si era assunto in estate era quello del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013, che passa per un avanzo primario intorno al 5%. Tuttavia, ciò potrebbe essere insufficiente, se, ad esempio, le tensioni sui mercati dovessero continuare, mantenendo a livelli più alti che in passato il tasso medio di indebitamento pubblico. E l’impatto sarebbe negativo contemporaneamente sia sui conti pubblici che sulla crescita.

La Banca d’Italia ha pubblicato un paio di giorni fa una stima, secondo cui nel caso in cui il differenziale di rendimento dovesse attestarsi mediamente sui livelli di queste settimane per tutto il 2012, cioè intorno ai 500 punti base, la recessione sarebbe pari all’1,5% del pil per quest’anno, mentre nel 2013 si registrerebbe una crescita nulla. Nel caso in cui, invece, lo spread si dovesse attestare sui 200 punti, il pil calerebbe dell’1,2% nel 2012 e potrebbe crescere fino a un massimo dello 0,8% nel 2013.

Per questo, si spera che la fase due possa comportare l’adozione di misure d’impatto positive sulla crescita, come le liberalizzazioni, che nel lungo periodo accrescerebbero il pil dell’11% e i consumi privati dell’8%. (Liberalizzazioni Monti: quanto risparmierebbe il cittadino?)

Ma le difficoltà incontrate dal governo attuale, così come dai precedenti, riguardo al varo delle riforme strutturali, sembrano avere provocato un certo scetticismo tra gli stessi organismi internazionali, i quali avevano eppure benedetto la nascita dell’esecutivo Monti, nella speranza di vedere realizzate le riforme necessarie al rilancio della crescita e al riequilibrio dei conti.

Non ultimo, bisogna tenere in considerazione che se l’Italia non dovesse raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio, scatterebbero automaticamente le sanzioni di Bruxelles, pari allo 0,1% del nostro pil. Al momento, dovrebbe essere l’ultima delle nostre preoccupazioni, non solo per l’entità della sanzione, bensì pure per il fatto che ciò sarebbe la conseguenza di una situazione dell’economia ben più disastrosa di quanto immaginiamo.

 

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