Aumento capitale Fondiaria Sai Unipol: i piccoli risparmiatori si sentono truffati

Continuano a essere molto volatili i titoli Fonsai e Unipol, i piccoli risparmiatori si sentono truffati: "i debiti verso i risparmiatori li paghiamo noi"

Continua la giostra delle contrattazioni di Unipol e Fondiaria Sai, quando siamo oggi al terzo giorno di aumento di capitale per entrambe le compagnie. Ieri, i titoli non hanno quasi mai fatto prezzo, a causa dell’altissima volatilità, tanto che qualche trader si è chiesto se non fosse preferibile dare vita solo a un’asta di apertura e a una di chiusura. In ogni caso, a fine seduta, le azioni ordinarie FonSai hanno chiuso a +89,48%, a 4,90 euro, mentre le risparmio sono cresciute del 62,77%. Crollati, invece, i relativi diritti. Per le ordinarie, essi scivolano a 9,50 euro, in calo del 64,41%, mentre per le risparmio crollano dell’87,27%.

Le ordinarie Unipol cedono il 13,41% e le privilegiate il 15,44%. Peggio fanno i relativi diritti, che perdono il 58,86% e il 51,72%, rispettivamente (Aumento capitale Fondiaria e Unipol: crollano i diritti e si impennano le azioni). 

Gli analisti guardano con un certo sconcerto alle variazioni dei titoli e dei diritti, perché v’intravedono una sorta di disallineamento di valore tra loro non facile da giustificare. Ad esempio, guardando alle ordinarie FonSai, ci accorgiamo che i diritti sono ora molto più costosi delle azioni, per cui si avrebbe convenienza a comprare le prime e a cedere i secondi. E’ probabile che il divieto di vendita allo scoperto rallenti la capacità del mercato di giungere all’eliminazione del differenziale, anche se la tendenza sembrerebbe quella.

Rispetto ai valori pre-ricapitalizzazione, l’ordinaria FonSai + il diritto valevano in chiusura di seduta, ieri, 14,4 euro, il 68% in meno dei 45,64 euro di venerdì. La risparmio + il diritto, invece, erano prossimi al valore di venerdì, a quota 39,38 euro, solo l’1,55% in meno dei 40 euro di riferimento.

Peggio, complessivamente, fa Unipol, con l’ordinaria + il diritto a 5,05 euro, il 59,6% in meno dei 12,50 euro dell’ultima chiusura pre-aumento, mentre la privilegiata + il diritto valeva ieri il 60% in meno dei 4 euro di venerdì.

 

Le ragioni dei piccoli risparmiatori 

Sta di fatto che i piccoli azionisti sono a dir poco imbufaliti, per via delle intense oscillazioni, che da un lato disorientano sul da farsi, dall’altro evidenziano che quanti non sottoscriveranno gli aumenti si troveranno con in mano un pugno di mosche. Alla fine della fiera, infatti, Mediobanca e Unicredit, oltre alle altre banche creditrici, si saranno salvati i loro crediti, grazie ai 2,2 miliardi di ricapitalizzazione tra Unipol e FonSai; al contrario, i piccoli risparmiatori saranno stati dissanguati.

Lo stesso consorzio di garanzia, che raggruppa 11 istituti, è sorto sulla base di commissioni molto generose, pari a complessivi 112,4 milioni, con percentuali di oltre il 10% per le banche estere che garantiscono l’aumento, un livello mai visto prima.

La sensazione è che tutti abbiano cercato di salvare le società, ma in pochi o nessuno si è preoccupato dei piccoli soci. Ancora una volta.

 

Class action contro Consob?

Ma stavolta la rabbia è esplosa sul web, con alcuni risparmiatori che si sono riuniti in un Forum, annunciando la proposizione di una class action. Nelle righe, si legge che la Consob e le altre autorità di controllo non avrebbero tutelato gli interessi dei piccoli risparmiatori, i quali ora chiedono che l’acquisizione di FonSai passi per un’Opa. E proprio a tutela dei loro interessi, si annuncia che sarà presentata una class action contro Consob, mentre si critica l’atteggiamento anche dell’associazione dei consumatori Adusbef, rea, a loro dire, di essere stata molto passiva e attendista, quando nelle scorse settimane si consumava il “misfatto” delle autorizzazioni, a discapito dei loro interessi.

Inutile dire che ce n’è per tutti. Per le Coop e la sinistra italiana, i poteri che stanno o starebbero dietro Unipol; contro i Ligresti e i loro amministratori, che sarebbero dovuti marcire in galera da tempo. Uno sfogo, frutto della frustrazione di quanti sono consapevoli di essere sul punto di vedersi azzerare i propri risparmi.

A dire il vero, non pare che la Consob meriti gli attacchi subiti, perché al contrario è stata quasi considerata un freno al piano Unipol, proprio alla ricerca di un difficile equilibrio tra l’interesse a tenere in vita le società dei Ligresti e i diritti dei piccoli azionisti. Nei fatti, l’esenzione dall’Opa su FonSai è stata, ad esempio, condizionata proprio alla rimozione di alcune tutele verso la “vecchia guardia”, come il diritto di manleva, sbianchettato in poche ore, per adempiere al diktat dell’authority presieduta da Giuseppe Vegas.

Certo, l’amarezza non può che essere forte. Anche le ultime cartucce giudiziarie sembrano destinate a non avere alcun effetto sull’operazione in corso. Difficilmente il Consiglio di Stato sconfesserà il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso Sator Palladio contro la delibera dell’Isvap, con cui è stato dato il via libera all’integrazione tra le compagnie.

E nemmeno la grottesca vicenda di Premafin dovrebbe esitare alcunché. L’assemblea per decidere “ex post” l’aumento di capitale da 400 milioni è stata convocata per il prossimo 23 agosto e il 28 sarebbe la data in seconda convocazione. Per allora, Unipol controllerà l’83% dei voti in assemblea e a meno che non si presenti (ipotesi puramente folle), nessuno potrebbe contrastare l’integrazione o mettere in discussione un aumento di capitale, che si sarà completato da oltre un mese.

Hanno fin troppa ragione i piccoli risparmiatori ad esternare il loro sconcerto. Purtroppo per loro, però, non pare che ci siano più forme possibili di tutela.

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