Aumento capitale Fondiaria e Unipol: crollano i diritti e si impennano le azioni

Le due ricapitalizzazioni sono un passo importante verso la fusione Unipol Fonsai, ma sullo sfondo ci sono due incognite: il destino di Premafin e il ricorso di Sator Palladio al Consiglio di Stato

E’ stata una seduta strampalata, quella che ieri ha aperto le danze dell’aumento di capitale Unipol e Fondiaria Sai. Come previsto, i titoli sono andati incontro a fortissime divaricazioni dai loro valori precedenti, non riuscendo mai a fare prezzo, se non in chiusura di seduta. Alla fine, le ordinarie FonSai sono rimbalzate del 119% a 2,586 euro, le risparmio sono letteralmente esplose del 3000% a 22,35%. Analogo l’andamento per i titoli Unipol. Le ordinarie sono schizzate del 43,2% e le privilegiate del 28,2% (Fondiaria Sai Unipol: Consob mette in guardia dalle oscillazioni anomale).   

 

Male i diritti, anche questo nelle previsioni, con gli ordinari FonSai a chiudere a 26,69 da 44,47 euro (-39,98%), i risparmio a -39,99% a 23,57 euro da 39,28 euro. I diritti per le ordinarie di Unipol sono precipitati del 52,6% a 4,74 euro dai 10 euro iniziali, mentre i diritti per le privilegiate hanno chiuso a -61,21% a 1,45 euro dai 3,738 di inizio seduta.

La diluizione di capitale per entrambe le compagnie sarà molto alta e pari a oltre il 95% per Unipol e al 99,6% per FonSai.

Consob ha vietato le vendite allo scoperto, al fine di evitare che le alterazioni eccessive di prezzo danneggino il piccolo azionista, spesso ignaro dei complessi meccanismi che stanno dietro ai movimenti sugli acquisti o le vendite.

 

Le condizioni delle due ricapitalizzazioni

Ricordiamo, infatti, che a ciascun azionista Unipol verrà concesso l’acquisto di nuove 20 azioni (ordinarie e privilegiate) per ciascun titolo (ordinario e privilegiato) già detenuto. Il rapporto sale a 252 per ogni titolo ordinario o di risparmio già posseduto, nel caso di FonSai. Questo implica la tendenza del vecchio socio a vendere i diritti sul mercato, al fine o di fare cassa e poi acquistare le nuove azioni, oppure di rinunciare del tutto a partecipare all’aumento di capitale. Ciò, come già è accaduto ieri, da vita a un crollo dei prezzi dei diritti, come è anche avvenuto recentemente con altri casi di maxi-ricapitalizzazioni.

L’authority sta effettuando un attento monitoraggio, per impedire il più possibile contraccolpi al piccolo risparmiatore, anche se forti oscillazioni sono previste anche nelle prossime sedute.

Le stesse compagnie, per evitare possibilità di arbitraggi molto ampi, hanno comunicato di riservarsi la possibilità a settembre di modificare i concambi, sulla base degli andamenti dei titoli. Il caso, ad esempio, potrebbe riguardare la tendenza già in queste ore degli investitori ad acquistare i titoli Milano Assicurazioni. Sulla base dei concambi, infatti, la compagnia otterrebbe il 10,7% del gruppo post-fusione, corrispondenti a fine seduta di ieri a 0,39 euro per azione. Ma il titolo ne valeva ancora 0,26 euro, per cui vi sarebbe tutto il beneficio per l’investitore a comprare i relativi titoli. Tuttavia, l’annuncio dovrebbe evitare grossi spostamenti di volumi da azione ad azione.

 

Dimissioni cda di Premafin

Intanto, ieri, il consiglio di amministrazione di Premafin, la holding di controllo di FonSai e, a cascata, di Milano Assicurazioni, si è dimesso, dopo che hanno lasciato il board altri due consiglieri, Gualtiero Giombini e Riccardo Flora. Venuta meno la maggioranza, il cda si è presentato ieri dimissionario. La comunicazione è in linea con gli accordi sottoscritti tra Unipol e Premafin lo scorso 29 gennaio, allorquando fu deciso che i consiglieri della holding si sarebbero dimessi, con efficacia a far data dal giorno di avvenuta ricapitalizzazione riservata da parte di Bologna.

L’aumento di capitale dovrebbe avvenire entro la settimana e ammonterà a 400 milioni, necessari affinché Premafin sottoscriva la quota pertinente del 35% per la ricapitalizzazione da 1,1 miliardi della controllata FonSai.

 

Fusione Fondiaria Sai Unipol: restano incognite Premafin e Consiglio di Stato

Sullo sfondo, tuttavia, non vengono meno i dubbi sul futuro della holding e dell’intera operazione Unipol. Se questa non sarà nella possibilità di votare alla prossima assemblea Premafin, chiesta dal custode giudiziale dei fondi caraibici e da Paolo Ligresti, allora ci potrebbe essere una maggioranza teorica, in grado di votare contro l’avvenuta ricapitalizzazione della società. A quel punto, si aprirebbe un paradosso giuridico, in quanto si sarà votato contro qualcosa che è già accaduto, con il rischio di aprire le porte a battaglie giudiziarie e a richieste di mega-risarcimenti.

Altra questione non meno importante riguarda il ricorso Sator Palladio al Consiglio di Stato, dopo il respingimento del Tar del Lazio della loro impugnazione della delibera dell’Isvap, con cui un mese fa è stato dato l’ok al piano Unipol. Una data non è stata ancora fissata, ma anche in questo caso si rischierebbe quanto meno uno slittamento della fusione tra le quattro società, qualora il ricorso dovesse essere accolto.

 

Carlo Cimbri deve rinunciare alla doppia poltrona

Infine, poiché l’Isvap ha subordinato il suo parere favorevole all’operazione, a patto che l’ad Unipol, Carlo Cimbri, rinunci alla doppia poltrona entro un massimo di 18 mesi dalla fusione, il Mondo ha reso pubblica la notizia che sarebbe già stato il compito di ricercare il nuovo manager a Egon Zehnder, anche se Cimbri dovrebbe rimanere a capo di Unipol Gruppo, la holding di controllo. Tra i nomi del possibile successore si fanno quelli di Alessandro Santoliquido, a capo di Sara Assicurazioni e di Andrea Moneta, responsabile europeo di Aviva.

 

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