Fine dell'Euro: la Francia rompe il tabù. Heisbourg: "tornare alle monete nazionali"

Le elites francesi iniziano a discutere sui rischi dell'euro, la cui crisi potrebbe disintegrare anche l'esistenza stessa della UE e determinare colpi di stato e un ritorno al terrorismo in alcuni stati. L'avanzata del Fronte Nazionale è solo la premessa popolare a un dibattito che ora fa breccia anche tra gli insider, come il Prof. François Heisbourg.

Giuseppe Timpone

Heisbourg

Finché a promettere il ritorno al franco francese è Marine Le Pen, data in testa nei sondaggi, si potrà sempre dire che l’ipotesi di rottura dell’euro è limitata ad ambienti storicamente euro-scettici. Ma in questi giorni è uscito un libro del Prof.François Heisbourg, dal titolo “La fine del sogno europeo”, che rappresenta una breccia nel granitico mondo delle élites francesi. Perché Heisbourg non è uomo di estrema destra, ma un fervente sostenitore del federalismo europeo, uno da sempre favorevole all’euro e presidente del prestigioso International Institute for Strategic Studies. Tutto si può dire, tranne che non sia un “insider”, un uomo vicino agli apparati.

Eppure, nel suo libro, Heisbourg descrive l’euro come un incubo, sostenendo che prima lo si smantella, tornando alle monete nazionali, meglio è. Perché se non si prende atto della crisi dell’euro, continua il Prof., il rischio è che essa travolga la stessa costruzione dell’Unione Europea. La soluzione ideale, ammette, sarebbe l’immediato federalismo europeo, che possa fungere da antidoto alla crisi della moneta unica, senza distruggere l’euro. Ma sarebbe ormai un’ipotesi irrealistica e irrealizzabile.

 

Uscire dall’Euro o per l’Europa è la fine

Le argomentazioni portate avanti dal Prof. Heisbourg nel libro fanno impressione, per quanto non originalissime, perché provengono da un ex sostenitore di Bruxelles e della moneta unica. Egli spiega come non si possano escludere colpi di stato o un ritorno al terrorismo in stile “anni di piombo” degli anni Settanta in Italia, se non si risolverà questa crisi strutturale alla base della costruzione della moneta unica. Le inquietudini di queste settimane in Grecia per un possibile colpo di stato per mano delle Forze Armate in simbiosi con i neo-nazisti di Alba Dorata darebbero ragione proprio ai timori di Heisbourg.

 

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Il quale, a questo punto, propone una soluzione drastica, quanto senza alternativa: il fulmineo smantellamento dell’euro e il ritorno alle monete nazionali, non a un euro di serie A e uno di serie B al sud. O l’euro è unico o non è, spiega. Come fare? Il Prof. ritiene che Francia e Germania dovrebbero insieme mettere a punto il piano in gran segreto, in modo che non siano i tedeschi ad essere ritenuti responsabili della rottura dell’Eurozona. Il piano dovrebbe essere attuato con estrema celerità in un lungo fine settimana, approfittando della chiusura dei mercati e delle banche, similmente a quanto accaduto con l’addio al cruzeiro in Brasile nel 1994.

Una volta tornati alle monete nazionali, queste dovrebbe essere lasciate oscillare per un certo periodo, per poi essere fissate a un cambio fisso tra di loro, come avveniva all’interno del serpente monetario pre-euro (SME). Le valute sarebbero fissate a un tasso che terrebbe conto del differenziale di inflazione e dei saldi commerciali accumulati dall’introduzione dell’euro. Infine, sarebbe costituito l’ECU, un’unità di conto, frutto della ponderazione delle valute nazionali, necessaria per convertire i debiti esteri privati degli stati, in modo da ripartire le perdite tra Nord e Sud dell’Europa.

Dovrebbe passare almeno un decennio, continua Heisbourg, prima che gli stati nazionali possano accettare un modello federalista, di cui una futura moneta unica sarebbe solo al servizio e non viceversa.

 

Europa anno 1930

Ma aldilà dei tecnicismi, “La fine del sogno europeo” è interessante, perché compie un’analogia con gli accadimenti successivi alla Prima Guerra Mondiale, quando il clima tra gli stati si era talmente avvelenito, che tutto veniva interpretato alla luce di potenziali complotti di altri governi ai propri danni, di cui la metafora della “pugnalata alla schiena” in Germania rende benissimo il concetto.

E il Telegraph, che ha recensito il libro e che ultimamente si fa portavoce delle analisi euroscettiche, va giù ancora più pesante di Heisbourg sull’euro, sostenendo che nemmeno un ritorno alla crescita potrà disinnescare la crisi alla base della costruzione monetaria unica, perché le distanze tra Nord e Sud sono destinate ad aumentare e non a ridursi, anche qualora si tornasse a livelli di crescita accettabili. E fa un esempio: presto la Germania inizierà a chiedere un aumento dei tassi alla BCE, cosa che il Sud non potrà ancora permettersi.

 

18 COMMENTI
18 COMMENTI
  1. gabrio 24 ottobre 2013

    Che Dio lo ascolti! Come ripete anche oggi Ambrose E. Pritchard nel suo imperdibile articolo

    http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/10400769/Europe-already-has-one-foot-in-Japanese-deflation-grave.html

    “…..France, Italy, Spain and Club Med allies should gang up in the ECB’s governing council and dictate terms….,”

    Solo la Francia può avere la forza di coalizzare i “signorsì” del sud. Speriamo nei francesi.

  2. Spartaco Grieco 25 ottobre 2013

    fosse vero…Dio Santo, speriamo bene!Al diavolo a coloro che pensano che senza la moneta Euro, sia la fine…credo che ritornando alla moneta nazionale,magari con brevissimi periodi di sacrificio(peggio dic soi!)…la ns. mitica”Lira” ritornerebbe al suo vigore..significherebbe stipendi più corposi, e lotta all’evasione serrata.

  3. azetaelle 28 ottobre 2013

    la ns. mitica”Lira” ritornerebbe al suo vigore..significherebbe stipendi più corposi…
    mah, insomma, parlare di “mitica” e di “vigore” mi sembra un po’ fuori luogo, io più che svalutazioni non ricordo…

  4. Daniele Mura 29 novembre 2013

    benché sono d’accordo che l’euro è un fallimento… e come scritto nell’articolo solo una federalizzazione europea lo possa aiutare. Vorrei solo ricordare che la lira creava più competizione.. perché gli STIPENDI erano MOLTO più bassi. I prezzi, conoscendo i nostri polli.. rimarrebbero uguali o aumenterebbero con il passaggio di moneta…. e la lotta all’evasione serrata non è una cosa legata alla moneta. Se non la si fa con l’euro (con l’europa che ti sta dietro) senza euro è quasi impossibile.

  5. Gabriella Nastasi 2 dicembre 2013

    dimentico sempre di ringraziare x “volli fortissimamente volli” entrare nell’euro….

  6. Giovanni Chiaro 9 dicembre 2013

    l euro in realtà è una grande cosa , ma non si è capito l utilizzo , andrebbe utilizzata come seconda moneta di scambio da tutti i paesi europei , ed ogni paese dovrebbe avere la propia moneta nazionale , cosi tutti avremmo risolto i problemi

  7. marco luciano Paone 31 dicembre 2013

    Tutti gli economisti saggi, hanno sempre sostenuto come L?Italia se uscisse dal patto scellerato della moneta unica, sarebbe la prima nazione ad avere un beneficio. Naturalmente solo uscirne per tornare alla Lira non avrebbe senso. L’ipotesi è subito una svalutazione del 25%, una redistribuzione di microcredito ai cittadini ed alle aziende, una no tax area per 3 anni a coloro che creano imprese col patto di assunzioni corpose. Solo cosi’ il nostro paese potrà risorgere col Made in Italy. Abbiamo perso 12 anni a rincorrere un sogno che è stato solo quello di distruggere la stabilità economica dei popoli, a favore delle lobby e dei ricchi. Questo adesso deve finire altrimenti l’Europa sarà solo una valle di lacrime per il 99% dei cittadini.

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