|Economia
01 giugno 2012, ore 02:32  |  Visti dall`estero

Financial Times: L’Enigma dell’Egoismo Tedesco

La Germania finirà col segare il ramo su cui è seduta, o alla fine tenterà di salvare la gallina dalle uova d'oro?

Martin Wolf sul Financial Times si chiede in che modo finirà la crisi all’interno dell’eurozona.

E tutto sembra tristemente chiaro. Un certo numero di paesi, tra cui Italia e Spagna, sono sul punto di non poter più gestire il proprio debito pubblico senza assistenza. Debito detenuto in gran parte dalle loro banche. Molte di queste banche sono in crisi, e i governi devono salvarle per essere, a loro volta, finanziati dalle banche stesse, come ubriachi che cercano di rimanere in piedi appoggiandosi gli uni agli altri.

 

L’austerità fiscale imposta ai governi avviene in contemporanea con una contrazione del settore privato, che sta diminuendo la spesa, e lo indebolisce ulteriormente. Ma l’aumento della disoccupazione abbassa il gettito fiscale, e alla fine l’austerità risulta inefficace. La ricompensa per la sofferenza di oggi è ancora sofferenza, anche domani.

Il modo del crollo sta diventando sempre più chiaro, dice Wolf. Potrebbero volerci settimane, mesi o qualche anno, ma la direzione, purtroppo, sembra intrapresa.


Il paese creditore, che durante una crisi ha il potere nelle sue mani, dice Wolf, si ostina a ripetere il suo “nein” a tutte le possibili soluzioni:

 

no ad obbligazioni della zona euro, nessun aumento dei fondi a disposizione del meccanismo europeo di stabilità (attualmente € 500 miliardi); nessun sostegno comune per il sistema bancario; nessuna attenuazione dell’austerità fiscale, nemmeno nella stessa Germania; nessuna monetizzazione del deficit ai governi; nessun allentamento della politica monetaria dell’eurozona; e nessun potente boom del credito in Germania.”


Ma allora, com’è che i politici Tedeschi immaginano di fermare il circolo vizioso dell’eurozona? Wolf fa due ipotesi, e le analizza entrambe:

 

La prima è che non ci credono. Si aspettano che per alcune delle economie vulnerabili la vita diventerà così miserabile che esse lasceranno volontariamente, riducendo in tal modo la zona euro ad un centro fatto di paesi tutti simili tra loro, e riducendo i rischi per la propria stabilità monetaria e fiscale derivanti dalle pressioni per salvare le economie deboli.

La seconda ipotesi è che i Tedeschi pensino davvero che queste politiche possano funzionare. Una possibilità è che i paesi più deboli attraversino una “svalutazione interna” così grande da ottenere grandi avanzi esteri con il resto del mondo, facendo ripartire l’attività economica per questa via. Un’altra possibilità è che una combinazione di radicali riforme strutturali con una grande svendita di beni possa portare a un’ondata di investimenti diretti esteri. Questo potrebbe finanziare il disavanzo delle partite correnti nel breve periodo, e generare nuove attività economiche nel lungo periodo.”

 

Tuttavia, l’opzione di “uscita dei paesi deboli” sembra molto rischiosa – e l’opzione “doloroso aggiustamento e grande svendita” appare così poco plausibile da ricondurre rapidamente all’uscita. Il pericolo, inoltre, non è solo per i paesi più deboli. La Germania ha solo il 5 per cento delle sue esportazioni verso la Cina, rispetto al 42 per cento verso il resto della zona euro, molte delle quali sarebbero interrotte da un crollo. Quello che è già accaduto ha indebolito la sua economia dipendente dalle esportazioni: nel primo trimestre del 2012 il PIL Tedesco è aumentato solo dell’1 per cento rispetto a quattro anni prima. Ma aldilà di questi pericoli strettamente economici, dal crollo dell’ “irrevocabile” unione si avrebbe sicuramente un disastro politico per l’egemonia economica dell’eurozona.

 

Martin Wolf pensa che l’egoismo della Germania, alla fine, potrebbe portare i Tedeschi a trasformare in Si molti degli attuali No:


La chiave in Europa oggi è la percezione della Germania del suo interesse nazionale. Una volta che risulterà evidente che le loro condizioni non funzionano, i leaders Tedeschi dovranno scegliere tra un naufragio e un cambiamento in corso. Non so cosa sceglierà la Germania. E non so se lo sanno i suoi leaders. Ma da questa scelta dipende il destino dell’Europa.”

 

 

 

Articolo originale: The riddle of German self-interest

 

 

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4 Commenti

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  • # 1
    Lasciando perdere per un' attimo i tecnicismi, ma basando la riflessione sui loro aspetti puramente storiografici, temo che da loro, davvero, non ci sia nulla di buono da aspettarsi. La loro storia, purtroppo, insegna. Solo quando duramente all' angolo e dopo aver combinato disastri inenarrabili vengono a patti. Tutto ciò, a meno di ravvedimenti dell' ultima ora, li rende assolutamente inadatti ad avere una qualsiasi leadership politica.
  • # 2
    Germania e Italia, storia di un amore impossibile http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/Italia-und-Germania.jpg (Johann Friedrich Overbeck, Italia und Germania. 1828. München, Neue Pinakothek)
  • # 3
    Sembra essere del tutto singolare come nessuno sino ad ora abbia considerato l'eventualità di usare una potentissima arma che i paesi, ed i cittadini, comunitari hanno a disposizione nei confronti della Germania: se è vero che il 40% e passa delle esportazione tedesche è rivolto agli altri partners europei e che è la sola Germania ad avvantaggiarsi da una siffatta insostenibile situazione di rigidità finanziaria, laddove riesce a finanziarsi gratis, perchè non proporre, a livello di "moral suesion" il boicottaggio delle merce tedesche: basta acquisti di qualsiasi prodotto made in Germany fino a quando la situazione non si sblocca. E' tutto perfettamente legale e può servire a convincere sollecitamente i tedeschi a rendersi più ragionevoli.....
  • # 4
    boicottiamo le merci cinesi e indiane fin quando non adegueranno gli stipendi, almeno un pò, a qelli europei. boicttiamo le merci tedesche svilupando il nostro lavoro

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