Mercoledì 19 Giugno 2013 , Ore 1:47
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Disarmare le agenzie di rating con un Dodd-Frank Act europeo

Sono stati gli enti regolatori europei ad aver innescato nel 2008 il cosiddetto «circolo vizioso tra debiti sovrani e bilanci bancari». Invertire la rotta è possibile. Negli Stati Uniti è in vigore una legge – il Dodd-Frank Act del 2010 – che divieta l’impiego dei giudizi di rating.

Dal summit dell’Eurogruppo di fine giugno è emersa la necessità di istituire un organismo comunitario di vigilanza bancaria. L’obiettivo di tali predisposizioni è introdurre regole più forti e coese in materia di monitoraggio del credito e di protezione dei depositi, misure che i vertici di Bruxelles ritengono necessarie per spezzare il cosiddetto «circolo vizioso tra debiti sovrani e bilanci bancari». Secondo gli esponenti dell’Eurogruppo, il nuovo organismo di vigilanza bancaria dovrebbe fare la propria comparsa nel 2013 in concomitanza con l’introduzione dei nuovi requisiti prudenziali imposti da Basilea 3. All’Autorità bancaria europea (Eba) sarà conferito il compito di monitorare il sistema creditizio comunitario.  

 

Nonostante l’istituzione di un’autorità bancaria europea sia stata sbandierata ai quattro venti come una novità assoluta per l’Europa, molte delle predisposizioni concordate a Bruxelles lo scorso fine giugno erano già in via di attuazione e previste per il 2013. L’idea di uniformare il settore bancario europeo risale al 2003 con l’istituzione del comitato bancario europeo (direttiva 2004/10/CE). A questa direttiva ne sono seguite altre (direttive 2009/27/EC, 2009/83/EC e 2009/111/EC, regolamento 2010/76/EU) con l’intento di creare un «single rulebook» e quindi armonizzare gli obblighi informativi contabili (FINREP) e prudenziali (COREP).

 

IL CIRCOLO VIZIOSO NASCE IN EUROPA NEL 2008 CON L’AVVENTO DI BASILEA 2: I BOND SOVRANI NON SONO PIÙ INVESTIMENTI «RISK FREE».

Può sembrare un paradosso, ma sono stati i medesimi enti regolatori europei ad aver innescato il cosiddetto «circolo vizioso tra debiti sovrani e bilanci bancari». Tutto ha avuto inizio nel 2008 quando è entrato in vigore il nuovo accordo sui requisiti minimi di capitale, meglio noto come Basilea 2. Una delle principali novità di Basilea 2 è rappresentato dall’impiego dei giudizi di rating di agenzia per stabilire la rischiosità degli investimenti finanziari. Gli enti segnalanti che adottano le metodologie standard di Basilea 2, infatti, calcolano i requisiti patrimoniali a fronte del rischio di credito avvalendosi dei giudizi di rating delle agenzie (Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch Ratings etc.).

Tali metri di giudizio vengono impiegati non solo per valutare le controparti bancarie e corporate, ma anche i soggetti emittenti sovrani. Fino al 2007, ovvero quando gli istituti soggetti a supervisione bancaria applicavano gli standard di Basilea 1, tutte le esposizioni verso i soggetti sovrani dell’area OCSE venivano ponderate allo 0%. Con l’avvento di Basilea 2, le autorità di vigilanza hanno ritenuto necessario introdurre anche per i soggetti sovrani una correlazione tra merito creditizio e rischio di credito. Ne segue che al decrescere del merito creditizio assegnato a una controparte sovrana, cresce il coefficiente di ponderazione applicato per riflettere la maggiore rischiosità di un’esposizione (Tabella 1).

 

Valutazione di merito creditizio AAA fino ad AA- A+ fino ad A- BBB+ fino a BBB- BB+ fino a B- Inferiore a B-
Ponderazione

0%

20%

50%

100%

150%

Tabella 1 – Ponderazione delle esposizioni verso i soggetti sovrani ai sensi della metodologia standard di Basilea 2.

 

Tale metodologia non è, tuttavia, uniformemente applicata a livello internazionale. Negli Stati Uniti, la patria delle «tre sorelle del rating», per esempio, nessuna banca adotta alla lettera le predisposizioni di Basilea 2. Questo perché la Sezione 939A del «Dodd-Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act 2010» (meglio noto come “Dodd-Frank Act”) richiede alle autorità federali di vigilanza di rimuovere ogni riferimento ai rating del credito, mentre le regole di Basilea 2 e Basilea 3 utilizzano i rating esterni per calcolare le ponderazioni di alcuni tipi di asset.

Per quanto riguarda la valutazione delle esposizioni sovrane ai fini del rischio di credito, negli Stati Uniti si ricorre alla classificazione CRC (Country Risk Classification) dell’OCSE. Come si evince dalle classificazioni dell’OCSE, i Paesi emittenti dell’Eurozona (includendo Grecia, Italia, Portogallo e Spagna) rientrano nelle esposizioni di «prima fascia» e pertanto a questi viene applicato un coefficiente di ponderazione pari allo 0%.

Di fatto la Sezione 939A del Dodd-Frank Act mette al riparo le emissioni sovrane dagli eventuali comportamenti opportunistici delle agenzie di rating, alleggerendo i requisiti patrimoniali degli istituti finanziari che hanno nei propri portafogli, per esempio, i buoni del tesoro dei Paesi periferici dell’Eurozona.

 

 

 

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3 Commenti

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  • # 3
    Di questo articolo si parla in : La SEC chiede la disclosure su aspetti da sempre cari alla finanza Sri | Finanza etica

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