Banche italiane, Paolo Cardenà: con bail-in rischiamo controlli sui capitali

Imperdibile intervista a Paolo Cardenà, uno dei più popolari blogger economici italiani, su banche, mercati e ripresa.

Giuseppe Timpone

Intervista a Paolo Cardenà

Pubblichiamo l’intervista concessaci gentilmente da Paolo Cardenà, Private Banker – Consulente finanziario, tra i più popolari blogger di economia e finanza in Italia. Il suo www.vincitorievinti.com è punto di riferimento quotidiano per i risparmiatori e i piccoli investitori del nostro paese, che siano alla ricerca di informazioni fuori dal coro e dalle posizioni molto spesso critiche verso le “verità” ufficiali propinate dalla grande stampa nazionale.

Sul Suo blog dimostra di essere piuttosto scettico sulla ripresa economica in Italia. Eppure nel 2015 siamo tornati a crescere dopo 4 anni. Cosa non la convince?

In realtà sono poche le cose che mi convincono, nel contesto attuale. Però, una di queste riguarda proprio l’Italia. Che, nell’anno appena trascorso, è stata beneficiata da una congiunzione astrale estremamente favorevole, quasi irripetibile, data dal basso prezzo del petrolio, dall’euro debole e dai tassi di interesse al zero. Eppure la crescita dell’Italia, dopo la caduta del Pil di quasi il 10% registrata negli ultimi anni,  nonostante questi fattori assai favorevoli,  è stata assai debole, essendosi fermata ad appena lo 0,6%, ben lontana dallo 0,9% previsto dal Governo nella Nota di aggiornamento Def dello scorso ottobre. E la cosa più preoccupante è riscontrare che, dopo una crescita abbastanza soddisfacente nel primo trimestre2015, il ritmo di espansione è andato via via a ridursi, fino ad arrivare al misero 0,1% dell’ultimo trimestre. Cosa che, alla luce del deterioramento del quadro economico delle ultime settimane e della caduta dei mercati azionari, getta non poche ombre sul futuro dell’Italia. Purtroppo, per l’Italia si conferma lo scenario che, nel corso dell’ultimo anno, ho descritto sul blog, e che può essere così riassunto.

Dalla crisi del 2009 tutte le economie si sono riprese: tutte, tranne l’Italia che nel frattempo ha conosciuto altri  tre anni (abbondanti) di profonda recessione dalla quale stenta ancora a riemergere. Magari si potrà discutere sulla qualità della crescita di quelle economie che hanno superato la crisi del 2009 (lo faremo più avanti), ma non sul fatto che siano cresciute.

La ripresa intervenuta in quelle aree, per larga parte, ha consentito all’Italia di mantenersi a galla per via delle esportazioni, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella tenuta del nostro paese e che, in un certo qual modo, hanno compensato (almeno in parte) la caduta dei consumi e degli investimenti interni.

In un’economia, come quella italiana, che cresce solo se al traino di altre economie (e sotto questo aspetto, la posizione di vulnerabilità dell’Italia si è ulteriormente aggravata) la domanda esterna  costituisce elemento cruciale che,  soprattutto negli ultimi anni, ha consentito di colmare almeno in parte la caduta dei consumi e degli investimenti interni. Ma questa medaglia, come tutte le altre, ha anche il suo rovescio. Ossia, che l’eventuale rallentamento dell’attività economica estera (soprattutto se forte) rischia di imprimere un duro colpo all’Italia, stante la posizione di estrema fragilità che si protrarrà ancora per un lungo periodo di tempo.

Detta in altre parole, possiamo dire che le altre economie si trovano in una fase di ciclo economico assai più avanzata rispetto all’Italia. Non vi è dubbio che quando queste economie rallenteranno l’espansione o, peggio, precipiteranno in recessione, l’Italia sarà costretta a pagarne un prezzo altissimo per via della fragilità e per via del fatto che, quando accadrà, con ogni probabilità, si troverà ancora a fare i conti con l’ultima crisi che è ben lontana dal considerarsi risolta. A quel punto, è assai difficile immaginare che l’Italia possa trovarsi nella condizione di arginare una forte riduzione dell’attività estera, magari per via di maggiori consumi interni o maggiori investimenti. Il quadro è inoltre aggravato dalla fragilità di una parte non marginale del sistema bancario, che potrebbe trovarsi a fronteggiare un’eventuale crisi non in perfetta forma.

La realtà è che l’Italia, da questa crisi, ha subito un durissimo colpo e una parte certamente non marginale del tessuto produttivo è andata distrutta. Il quale tessuto produttivo, per potersi rigenerare e ricreare, presuppone periodi temporali dilatati rispetto a quelli a disposizione dell’Italia e, soprattutto, presuppone che vengano rimossi tutti i fattori che ne hanno determinato la scomparsa e la distruzione. Non mi sembra che il quadro di riferimento abbia subito significativi cambiamenti, né che possa essere modificato nei tempi solleciti richiesti dalla gravità della situazione italiana. Spero che si sia compreso cosa mi convince dell’Italia.

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