25 giugno 2012, ore 16:09 | Storie dell`Italia reale
Tasse universitarie troppo alte, metà degli atenei è fuorileggeServizi carenti e rette sproporzionate: questa la condizione delle Università italiane
Università contra legemIl Dpr numero 306 del 1997 stabilisce espressamente che la somma delle diverse voci che costituiscono la contribuzione studentesca di un ateneo non possa superare il 20% del Fondo di Finanziamento Ordinario che lo stesso ateneo riceve dallo Stato. In altre parole questo significa che un’Università non può pretendere dai suoi iscritti più del 20% dei finanziamenti che riceve dallo Stato per la gestione della struttura mediante il Ffo (Fondo finanziamento ordinario università). Meno della metà degli atenei pubblici attualmente rispettano questa disposizione normativa.
Limite tasse universitarie: gli Atenei fanno orecchie da mercanteI diversi casi giudiziali che hanno visto soccombere le Università, costrette a risarcire gli studenti che hanno fatto valere in aula l’eccessiva esosità delle tasse, non sono bastati a frenare questa tendenza. A novembre 2011, per citarne uno dei più recenti, il Tar ha condannato l’Università di Pavia alla restituzione di quasi 2 milioni di euro a tutti gli studenti che avevano pagato importi irregolari. Eppure ancora oggi molte Università italiane superano impunite il limite imposto per legge. Il 55% delle Università chiede ben più del 20% dovuto, con un surplus di incassi che si attesta complessivamente sui 250 milioni di euro (36 milioni in più rispetto ai dati del 2010). Queste le cifre che fanno dell’Italia il terzo Paese in Europa per esosità delle tasse universitarie. In alcune regioni la situazione è particolarmente grave: in Veneto ad esempio è poker, quattro università su quattro non rispettano il limite massimo imposto dalla legge per le tasse universitarie. Sono quindi gli studenti e le famiglie di questi ultimi a doversi accollare il peso della crisi e dei tagli all’istruzione pubblica?
Tasse universitarie e servizi carenti: oltre al danno la beffaPurtroppo l’importo delle tasse non rispecchia quasi mai la qualità dei servizi offerti. I tagli all’istruzione e al personale costringono le facoltà a chiudere corsi e ad accorpare materie non proprio coincidenti. Tasse universitarie alte e servizi carenti: la conseguenza più evidente di questo pericoloso binomio è un graduale calo delle iscrizioni. Evidentemente a scoraggiare è anche la crisi occupazionale che sminuisce il valore del titolo ottenuto con notevoli sacrifici, anche di tipo economico. E’ chiaro che con queste premesse diventa conveniente investire in un percorso universitario all’estero. Certo si potrebbe obiettare che i laureati sono aumentati vertiginosamente e che il mercato sia saturo per cui, sotto un certo punto di vista, il calo delle iscrizioni può anche essere interpretato positivamente. Forse è vero, a livello pratico. Ma ideologicamente un Paese che scoraggia i giovani e li allontana dallo studio e dalla cultura ha fallito. E peraltro a rinunciare alla laurea non sono necessariamente i meno promettenti ma soprattutto quelli che non possono permettersi la retta. Viene da chiedersi dove sia la meritocrazia di cui si riempie la bocca il ministro Profumo.
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