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04 luglio 2012, ore 16:25  |   Notizie

Tagli alla sanità: 216 ospedali da chiudere, fioccano le polemiche

L'annunciata chiusura degli ospedali con meno di 120 posti letto manda su tutte le furie molti deputati e senatori. Decisi anche risparmi sull'acquisto di beni e servizi

Tra i provvedimenti più contrastati previsti nell’ambito della spending review ci sono gli annunciati tagli alla sanità oltre ai tagli nel comparto statale (Tagli agli statali: 10% dei dipendenti pubblici a casa, rivolta dei sindacati).

Non è la prima volta che la sanità italiana si trova a dover stringere la cinghia, anche perchè, non lo si dimentichi, proprio la proliferazione delle spese per il settore sanitario è una delle grandi piaghe che vanno a incidere sui costi dello Stato. L’enorme spesa sanitaria italiana del resto, soprattutto in alcuni regioni, va in parallelo con un servizio molto spesso inefficiente che costringe molti malati a spostarsi in altre regioni.

Questo quindi è il quadro di fondo all’interno del quale va inserito il capitolo della spending review sui tagli al settore sanitario. Ma veniamo ai numeri. Secondo il testo sulla spesa pubblica, da qui fino al 2014 il governo ha intenzione di tagliare una cifra compresa tra i 3 e i 3,5 mld di euro. In realtà questa somma, già di per sè molto significativa, deve andarsi ad aggiungere ai tagli già deliberati nelle manovre estive. In totale quindi i tagli alla sanità ammontano a 8-8,5 mld di euro, di cui 5 mld già in vigore alla luce dei provvedimenti della calda estate 2011. Ma come riuscirà Monti a garantirsi questo risparmio che, ricordiamolo, è indispensabile per poter quantomeno posticipare e ridurre a un punto il previsto aumento dell’Iva?

 

Chiusura piccoli ospedali: 216 strutture nella lista nera

Le opzioni sul tavolo dell’esecutivo sono davvero poche e gli spazi di manovra per cercare di mettere ordine in un settore che è stato uno dei grandi responsabili della lievitazione della spesa pubblica sono veramente stretti. L’esecutivo punta di risparmiare i 3-3,5 mld attraverso una stretta ulteriore sull’acquisto di beni e di servizi nonchè mediante un intervento sul sistema di sconti per l’acquisto dei farmaci da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Ma non sono sicuramente queste due voci che potrebbero mandare su tutte le furie gli italiani. Tra le opzioni sul tavolo del governo c’è infatti anche la chiusura di 216 piccoli ospedali. Il governo infatti ha intenzione di chiudere tutti gli ospedali che fanno capo alle ASL e che hanno meno di 120 posti. Si tratta di piccoli presidi ospedalieri alcuni dei quali completamente inutili e creati nell’epoca della spesa allegra perchè i soldi sono delle Stato e di altri che invece sono avamposti in territori scarsamente abitati. Come sempre avviene quando si tratta di tagli quindi, il rischio è che il cacciatore spari nel mucchio e che a subirne le conseguenze siano quei presidi che sono davvero utili. La speranza è quindi che il governo non adotti la solita scorciatoia dell’accetta dal taglio lineare ma sappia intervenire dove è effettivamente sensato, valorizzando invece quei piccoli presidi che sono in realtà indispensabili.

 

Deputati e senatori a difesa dei loro collegi

Il clima generale sui tagli alla sanità e sulla chiusura dei piccoli ospedali non sembra affatto essere dei migliori. Non appena sono stati annunciati nuovi interventi si è infatti alzata la solita levata di scudi in puro stile italiano. I soliti politici italiani, interessati ai loro fortini elettorale, hanno subito lanciato il loro aut aut: “questo ospedale non si tocca e questo neppure, si può toccare quest’altro che invece è a 200 km di distanza dal mio collegio”. Ancora una volta quindi si risponde in modo errato a domanda che sono poste in modo impreciso. Nell’epoca della politica, tutti quei deputati che oggi si strappano le vesti per i provvedimenti di Monti avrebbero fatto bene a creare un tavolo che esaminasse che senso avesse tenere attivo un ospedale con 30 degenti al mese e collocato a 10 chilometri da un altro ospedale. Allora c’era il tempo per esaminare razionalmente la questione senza lasciarsi trasportare dagli umori del proprio bacino elettorale. Ma la politica non è stata in grado di tenere questo atteggiamento responsabile e allora ecco arrivare l’epoca dei tecnici per i quali gli ospedali sono solo numeri da far quadrare in un contesto in cui di soldi ce ne sono sempre di meno. Ma i politici italiani hanno la tempra dura e persistono con la difesa del loro campanile elettorale.

 

 

 

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