Mercoledì 1 Ottobre 2014 , Ore 14:34
 
 

Tagli agli statali: 10% dei dipendenti pubblici a casa, rivolta dei sindacati

Il governo alla prova della spending review: pesanti tagli soprattutto tra i dirigenti, ma una riorganizzazione dello Stato è indispensabile

Alla fine i tanto discussi tagli al comparto dei dipendenti pubblici sembrerebbero essere in dirittura d’arrivo. Il governo ha infatti annunciato che la spending review prevede la riduzione del 20% dei dirigenti della pubblica amministrazione, del 10% dei dipendenti pubblici e del 20% delle consulenze. Numeri che sicuramente fanno impressione perchè per la prima volta lo Stato italiano, costretto dagli eventi, indirizza la sua accetta contro il comparto statale. Nel suo intervento Monti ha sottolineato che l’obiettivo della spending review è quello di riorganizzare il comparto della pubblica amministrazione, evitando però tagli di tipo lineare. La parola d’ordine del governo, ha chiarito il primo ministro, è eliminare gli sprechi evitando di ridurre i servizi. Ad ogni modo è evidente che una simile mazzata sul settore pubblico ha senso solo se si considera il lassismo di cui questo settore, trasformato in tanti anni di partitocrazia, nell’ufficio di collocamento dei vari bacini elettorali, ha goduto per molto tempo.

 

Aumento Iva: il governo cerca di evitarlo ad ogni costo

Oggi l’Italia è invece alle strette e urgono quindi provvedimenti non semplici. Del resto il vice ministro del tesoro, Vittorio Grilli ha affermato che non esistono alternative poichè l’Italia è sorvegliata speciale da parte dell’eurozona. Non è però solo questo fattore a rendere inevitabile un piano che, da qualsiasi angolatura lo si consideri non potrà essere indolore. Il governo ha infatti confermato che se non saranno recuperati attraverso un’operazione strutturale i 4 mld di euro necessari a evitare l’aumento dell’Iva, allora l’imposta che colpisce tutti allo stesso modo subirà un nuovo incremento al 23%. Una vera e propria mazzata per i consumi che avvolgerà ancora di più l’Italia in una spirale recessiva.

 

Ma quale sarà il cammino della spending review?

Il premier Monti ci ha tenuto a sottolineare che l’operazione spending review sarà articolata in tre fasi. La prima, già avviata la scorsa settimana, prevede tagli alla presidenza del Consiglio ed al Tesoro. La seconda fase invece consiste in un decreto legge che sarà pubblicato venerdì mentre la terza riguarda un decreto ad hoc per riorganizzare le amministrazioni periferiche. Si preannuncia quindi una settimana di fuoco, con Monti intenzionato ad andare avanti nonostante i ricatti ai quali potrebbe essere sottoposto da parte di quella strana maggioranza di governo che, come tutti i partiti di oggi e di ieri, è stata la responsabile del disastro economico e della trasformazione dello stato in un ufficio di collocamento.

 

Sindacati sulle barricate con la Cgil che minaccia scioperi

Come era ampiamente prevedibile non appena sono stati comunicati i primi numeri sui tagli al comparto statale, i sindacati hanno ancora una volta dimostrato che la loro voce si alza solo in caso di dipendenti pubblici, pensionati o al massimo metalmeccanici della Fiat, mentre tutti gli altri dipendenti privati che hanno subito delocalizzazioni e licenziamenti e che non andranno mai in pensione continuano ad essere evidentemente dei cittadini di serie B. La numero uno della Cgil Susanna Camusso ha affermato che  il governo sta assumendo un atteggiamento “reticente e criptico” e sta facendo “il contrario di ciò che serve” poichè “invece di favorire l’occupazione sta aumentando “la disoccupazione”. Sulla stessa lunghezza d’onda le altre due sigle, con Bonanni che che il governo non può pensare di fare da solo e Angeletti che alzo la spauracchio dello sciopero generale. “Non credo si possa evitare lo sciopero se alla fine ci saranno solo tagli lineari nella pubblica amministrazione” sono state le parole del numero uno della Uil. Insomma soprattutto nel caso della Camusso si continua a ritenere lo Stato un ufficio di collocamento.

La levata di scudi dei sindacati conferma l’approccio completamente fuori tempo dei confederali. Ma al di là di questo è evidente che spending review o non spendig review, il settore statale abbia bisogno di una riorganizzazione che cambi le sue stesse strutture, poichè mai come ora non è più possibile che  a gestire lo sviluppo di uno stato sia un apparato lento, macchinoso e allo stesso tempo molto costoso.

 

 

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