Venerdì 31 Ottobre 2014 , Ore 20:02
 
 

Subito l’amnistia per evitare il default civile dell’Italia

Dal Papa al Presidente della Repubblica, tutti invocano la clemenza per restituire dignità e umanità ai detenuti. La cancellazione dei reati di bassa gravità farebbe risparmiare 1,2 miliardi allo Stato.

La situazione carceraria in Italia è una realtà che, come ha affermato il Presidente della Repubblica , che non fa certo onore al nostro paese. In più di un’occasione, Giorgio Napolitano ha sottolineato la necessità di ricorrere a misure di clemenza per ridurre il sovraffollamento delle carceri italiane e per creare condizioni detentive degne di un paese civile per tutti coloro che stanno scontando pene di detenzione senza poter usufruire della rieducazione che il carcere dovrebbe dare per dovere costituzionale. Un invito, quello di Napolitiano, che fa il paio con quello già avanzato dal Papa Pio Benedetto XVI un anno fa in visita al carcere di rebibbia, ma che – come ha osservato il Ministro della Giustizia Paola Severino – non trova piena rispondenza nelle forze politiche parlamentari, interessate più a salvare la faccia dei loro partiti che ai problemi reali della gente che soffre ogni giorno, anche per causa loro.

Carceri sempre più piene

Il numero sempre maggiore di detenuti negli istituti di pena, sta portando sempre più alla luce dell’Europa le patenti violazioni dei diritti umani e della dignità delle persone alle quali quasi quotidianamente siamo costretti ad assistere dai fatti di cronaca dei telegiornali. L’altissimo numero dei suicidi è solo la punta dell’iceber di un mondo in cui la vita sembra non contare più nulla a causa dell’inefficienza del sistema carecario. A proprio per questo, ora come ora, l’amnistia assume i termini di un atto di giustizia più che un atto di clemenza.

Virgilio Balducci, che ricopre l’incarico di ispettore dei cappellani delle carceri spiega “L’amnistia ora ha un senso perchè molte persone in carcere stanno subendo limitazioni dei diritti fondamentali, pensiamo alla salute, alla malattia mentale, al degrado della dignità umana. Molti diritti vengono limitati, l’amnistia sarebbe un atto di giustizia”.

Purtroppo la politica non è affatto elastica su questo argomento, ma Balducci sottolinea che “se questo governo riuscisse a far muovere la situazione a partire da quello che già ora si può fare, sarebbe molto. Se tutti i tossicodipendenti che chiedono di andare in comunità potessero farlo, se i malati mentali fossero accolti in strutture adeguate e gli stranieri che vogliono andare a casa li si lasciasse andare, credo che si abbatterebbe la presenza nelle carceri del 20-30%”.

Depenalizzando i reati minori e scontando la pena sul territorio anzichè in carcere, si potrebbe arrivare anche ad un nuovo codice penale per una umanità fatta di tossicodipendenti, persone senza fissa dimora, malati psichici, una umanità distrutta e debole, che non ha bisogno del carcere per essere redenta.

I tagli effettuati sul sociale hanno condizionato moltissimo il mondo dei detenuti, ma il problema sociale delle pene di detenzioni è anche che, se è giusto che chi sbaglia paga, è anche giusto che chi commette un errore abbia la possibilità di riparare all’errore commesso, e il mondo carcerario italiano odierno non lo permette.

 

La Lega dice no all’amnistia

Contraria all’amnistia è principalmente la Lega Nord che attraverso la capogruppo alla Camera ha dichiarato testualmente che “qualsiasi forma di indulto o amnistia è una proposta irricevibile. Se dovesse arrivare in Parlamento faremo un’opposizione durissima. Il sovraffollamento carcerario non si risolve tirando fuori dalle carceri i delinquenti, ma costruendo nuove strutture”. Ma anche il Partito Democratico ha espresso recentemente le sue perplessità dopo le parole di Napolitano. Che si sia incrinato qualcosa fra il Colle e alcuni esponenti di centro sinistra? O che l’amnistia possa divenire merce di scambio con importanti leggi quali il DDL sulla corruzione o la legge elettorale? Del resto per varare una legge a favore dell’amnistia occorre una maggioranza qualificata di due terzi in Parlamento e i numeri sulla carta al momento non ci sono. Strano veramente. Tutti uniti a garantirsi privilegi e vitalizi dopo 35 mesi di legislatura e, invece, divisi su un atto di umanità che restituirebbe un minimo di dignità alla politica italiana? Il fallimento dei partiti di misura anche su queste cose e il fatto che la stampa non dia più risonanza all’attuaizone di un provvedimento che dovrebbe essere bipartisan, ne è la prova concreta.


Mantenere i detenuti in carcere costa 4,5 miliardi all’anno, 70 euro a contribuente

Al di là dell’aspetto umano e politico per cui uno Stato civile, per come stanno le cose, dovrebbe concedere immediatamente l’amnistia, vi è da considerare l’aspetto economico che grava sulle tasche dei contribuenti. E mai come in questo preciso momento della storia repubblicana sarebbe utile tagliare energicamente anche sulle spese che gravitano intorno all’amministrazione della giustizia e più in generale al mondo penitenziario che vede in carcere più persone in attesa di giudizio di quelle che realmente stanno scontando una pena. Secondo l’Istat il costo per “mantenere” in carcere una persona si aggira sui 70mila euro l’anno per detenuto, poco meno di 200 euro al giorno. E lo Stato spesso non è in grado di rivalersi sul detenuto per farsi rimborsare in tutto o in parte le spese di manutenzione in carcere. A conti fatti, quindi, considerando che la popolazione carceraria italiana supera le 67.000 unità, lo Stato italiano spende ogni anno oltre 4,5 miliardi di euro (70 euro a testa) per tenere in piedi un sistema che ha già superato del 25% la capienza massima disponibile delle carceri (44.000 posti). E’ come se un’azienda di servizi fosse in sotto capacità produttiva del 25%, cioè spendesse molto meno di quanto necessario per soddisfare le esigenze dell’utenza. Ne va della qualità del servizio.

 

Servizi carcerari oltre ogni limite minimo tollerabile

Ora, è vero che i delinquenti non si possono lasciare in libertà sui due piedi e che ci sono molte carceri di nuova costruzione non utilizzate, ma è altrettanto vero che non si può far gravare sulla testa dei contribuenti spese superflue dovute all’inefficienza e al malfunzionamento della giustizia italiana che si ripercuotono sulle disumane condizioni della popolazione carceraria. Per costruire e far funzionare nuovi istituti di pena occorrerebbe infatti finanziare nuovi appalti, assumere centinaia di agenti di polizia penitenziaria in più (già sotto organico) e mettere in moto un apparato burocratico che si sta cercando da più parti di snellire. I fondi che lo Stato ha stanziato per le carceri italiane sono stati pressoché uguali dal 2007 al 2011, ma non è stato considerato che il numero di detenuti totali è passato da 44.000 agli oltre 67.000 di oggi. La situazione di sovraffollamento mista ad una situazione di peggioramento dei servizi offerti dal carcere ha portato, quindi, a situazioni estreme come i suicidi e le risse tra detenuti e agenti, che in quest’ultimo periodo sono aumentate ulteriormente. E il tutto è da attribuirsi in primo luogo al contributo che l’amministrazione stanzia ogni anno per la gestione delle carceri, sempre meno adeguato alle minime esigenze umanitarie.

 

L’Italia è all’ultimo posto in Europa per efficienza del servizio carcerario

Detto ciò, è bene ricordare che uno Stato civile si riconosce principalmente dal funzionamento della giustizia e l’Italia – secondo un recente rapporto di Confcommercio–  registra il più basso livello di efficienza del sistema giudiziario a livello europeo. Le cause penali durano anni, senza considerare il fatto che a volte giungono a conclusione quando i reati sono prescritti con notevole aggravio di spese per la cittadinanza che si vede così aumentare la pressione fiscale senza alcun risultato utile per la società. Il tutto a vantaggio della casta degli avvocati e di tutti quei professionisti (periti, esperti, consulenti, ecc.) che fanno soldi sulla pelle degli indagati grazie alle lungaggini burocratiche dei tribunali e al malfunzionamento dell’apparato giudiziario. Mettiamoci dentro anche i magistrati, l’altra faccia della medaglia della casta, perché no? La recente sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito l’illegittimità della riduzione delle retribuzioni dei giudici con busta paga superiore a 90 mila euro in un momento in cui alla collettività vengono chiesti sempre più sacrifici di fronte a una recessione che sembra interminabile. Incredibile! Chiunque a questo punto sarebbe portato a pensare che con i detenuti si fa business.

 

La mancata approvazione dell’amnistia del 2006

E non sarebbe un semplice provvedimento di indulto, come quello varato dal Parlamento nel 2006, a risolvere il problema dei costi della giustizia in Italia. Quel famoso e tanto discusso sconto di pena, non accompagnato dall’amnistia (stralciata all’ultimo momento dalla Commissione Giustizia solo per mandare Berlusconi a processo) produsse, alla lunga, ulteriori costi per la collettività. L’Istat nel 2010 aveva stimato una spesa di 150mila euro all’anno a persona  in conseguenza dei procedimenti penali indultati che comunque sono dovuti andare a sentenza, oltre ai delitti commessi dai detenuti rilasciati che sono stati processati sia per i crimini condonati che per quelli nuovi. In conclusione, quindi, solo l’amnistia farebbe veramente risparmiare allo Stato un sacco di quattrini perché cancellerebbe i reati meno gravi (la maggior parte) alleggerendo il lavoro dei giudici che potrebbero così concentrarsi sui procedimenti più gravi rendendoli esecutivi in tempi più rapidi. Un risparmio che le varie associazioni a difesa dei detenuti in attesa di processo hanno stimato nell’ordine di 1,2 miliardi di euro.

 

di

qquebec  e Patrizia Del Pidio

 

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