Martedì 25 Novembre 2014 , Ore 22:54
 
 

Servizio Pubblico, puntata del 21 marzo 2013: “Decide Grillo”

Video della telefonata di Grasso contro Travaglio: quanto il Presidente del Senato eletto è “meno peggio” di Schifani?

Ieri sera, 21 marzo 2013, è andata in onda la prima puntata di Servizio Pubblico dopo la nomina del Presidente della Camera e del Senato, ovvero Laura Boldrini e Pietro Grasso. E intuitivamente l’argomento centrale del dibattito in studio non poteva non essere il primo abbozzo di governo (soprattutto considerando che ieri è stata la giornata delle consultazioni in Quirinale). Il titolo della puntata è, come sempre, sintetico ed emblematico:“Decide Grillo”.

Ospiti della puntata l’onorevole Giuseppe Civati del Partito democratico, Lara Comi, eurodeputato del Popolo della libertà e il critico d’arte Vittorio Sgarbi.

L’editoriale di Travaglio contro Grasso: video della telefonata in studio

Il monologo di Travaglio è, come sempre, pungente e anticonformista. Il giornalista de Il Fatto quotidiano è stato tra i maggiori sostenitori della lotta per smascherare Schifani e contro il candidato del Pdl ha scritto anche dei libri. Ma altrettanti ne ha firmati per porre l’accento sulla figura ambigua di Grasso. L’obiettivo del suo editoriale non è certamente porre i due candidati ma dimostrare come il dualismo elementare tra bene e male che è stato presentato dalla stampa non è così scontato e semplicistico. Ed è un po’ deludente che proprio alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, che da sempre sostiene la controinformazione in rete, siano caduti in questa trappola della stampa.

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Forse il Pd che tanto denigra Schifani non ricorda che cinque anni fa le cose non stavano proprio così: nel 2008, quando Schifani fu eletto presidente del senato, il Pd non  candidò nessuno e, pur votando scheda bianca, non lo vedeva come una bestia nera. Dopo la nomina piovvero per lui applausi: l’unica voce che si alzò dal coro fu quella di Furio Colombo. E i primi attacchi che Travaglio ricevette in seguito alle dichiarazioni contro Schifani, giunsero proprio dal centro-sinistra. Perché Schifani era un “uomo-ponte” per la politica. Ma Grasso lo era in magistratura.

Travaglio attacca Grasso definendolo il tipico italiano furbo: un uomo di mondo che non ha mai pagato le conseguenze di un’indagine. Come procuratore di Palermo si è liberato di tutti i magistrati impegnati contro la mafia. Si è reso inoltre autore di gesti poco nobili: uno per tutti rifiutarsi di firmare l’atto di appello contro l’assoluzione in primo grado di Andreotti, lasciando soli i sostituiti procuratori che avevano presentato questo appello. Si è avvantaggiato di tre leggi (incostituzionali), volute dal Pdl, per far fuori Caselli e diventare procuratore antimafia. Non a caso riceve applausi anche dalla destra e perfino ora Berlusconi ha detto che non è un candidato affatto negativo.

Grasso telefona e sfida Travaglio al confronto diretto: non sa ancora dove e quando ma sicuramente prima della prossima puntata di Servizio Pubblico (non vuole far passare una settimana ma affrontare il tema a caldo). Giudica le accuse di Travaglio infamanti (soprattutto quelle relative alla nomina a procuratore antimafia) tuttavia non entra nel merito dei fatti durante la telefonata perché stanco dalla giornata in senato (e pensare che ha appena iniziato).

In chiusura ricorda a Travaglio che il contraddittorio è una regola di civiltà. Il giornalista fa notare che più volte ha minacciato di querelarlo senza però avere il coraggio di andare fino in fondo.

A fine puntata Travaglio torna a parlare di Grasso e si chiede quale sia la differenza con Antonio Ingroia, viste le critiche ricevute dal secondo per la scelta di entrare in politica.  Lo spunto di riflessione serve anche a porre l’accento sul rischio di elezioni anticipate con la stessa legge elettorale. “Boldrini e Grasso sono figli del Porcellum, calati dall’alto”

Commenti sul blog di Grillo: Travaglio difende il leader del Movimento 5 Stelle

Si parla anche delle accuse rivolte a Grillo circa la censura dei commenti sul blog (Beppe Grillo, caccia ai traditori e ai commenti scomparsi). Travaglio la considera una strategia di certa stampa: molti siti ne sono vittime, incluso Il Fatto Quotidiano con cui collabora come editorialista. Insiste inoltre sulla contraddizione di certi giornali che prima parlano della rete contro Grillo e poi accusano quest’ultimo di manipolare le informazioni via internet.

 

 

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