25 luglio 2012, ore 11:32 | Storie dell`Italia reale
Perugina propone orario ridotto in cambio dell’assunzione dei figliPerugina propone un patto generazionale per far fronte all'esubero di personale; i lavoratori non sono favorevoli.La Perugina propone ai suoi dipendenti un patto generazionale che in un momento di crisi potrebbe sembrare anche sensato e volto a diminuire, anche se in minima parte i livelli di disoccupazione. La Nestlè ha presentato il suo progetto alle maestranze dello stabilimento di San Sisto a Perugia, una riduzione dell’orario di lavoro da 40 ore a 30, garantendo un posto di lavoro ai figli degli operai che accettano il patto generazionale ”Una risposta seria, responsabile e coraggiosa in un momento di difficoltà per l’economia, non solo in Umbria e in Italia, ma in molti Paesi europei” fanno sapere i vertici della Nestlè, aggiungendo ”Siamo fortemente convinti che San Sisto possa affrontare e vincere le nuove sfide competitive pur in un contesto di crisi, per questo abbiamo proposto al sindacato l’adozione di un ‘patto generazionale per favorire l’occupazione giovanile».
I sindacati contro la PeruginaI sindacati sono indignati dalla proposta avanzata dall’azienda e annunciano per domani uno sciopero di due ore per ogni turno di lavoro, più un presidio, davanti ai cancelli della fabbrica dalle ore 10,00 alle ore 12,00. I lavoratori dello stabilimento stentano a capire i motivi che hanno spinto i vertiti della Perugina a proporre il patto generazionale, ”Ma quale patto generazionale? Si divide il posto di lavoro in due senza garantire uno stipendio decente a nessuno” commentano. Loris Piazzoli è un dipendente della Perugina dal 1986, ha 53 anni e dice ”Nei momenti di crisi ci sta ogni tipo di idea ma trasformare un contratto di lavoro full time in part time è un gran brutto segno”.
La situazione dell’azienda non è certo delle più rosee, e i numeri dello stabilimento si San Sisto non dicono nulla di buono. Nello stabilimento Nestlè in provincia di Perugia lavorano circa 1000 persone più 300 stagionali, ma quando la produzione diminuisce a causa della minor richiesta l’azienda si ritrova con 150 operai in esubero. “L’azienda chiede di passare a 30 ore settimanali per poter lasciare a casa nei periodi di scarsa produzione chi è part time. Finora tutti abbiamo accettato di fare sacrifici, mettendoci a disposizione in termini di flessibilità e di cassa integrazione. Ma lo abbiamo fatto perché c’erano piani industriali chiari e precisi. Nestlé ci chiede di accettare i contratti di solidarietà e turni da 6×6, ma senza proporci alcuna strategia anti-crisi. Questo è inaccettabile” dice Marco Ballerani, Rsu dell’azienda.
I lavoratori della PeruginaQuello che i lavoratori vorrebbero è il rilancio del marchio Perugina e del marchio Nestlè,vorrebbero inoltre che la multinazionale investisse maggiormente sulle risorse di San Sisto, senza forse rendersi conto che in un periodo di crisi come questo dovrebbero sentirsi quanto meno fortunati di lavorare in un’azienda dalle solide fondamenta, che se chiede un sacrificio lo fa per il bene comune. Alle volte sembra difficile da comprendere, abituati come siamo a guardare sempre e solo al nostro interesse, che magari lavorando un pò di meno, è vero che si guadagna un pò di meno ma si permette ad un altro di guadagnare; un altro che senza quel guadagno non avrebbe entrate. E a questo punto quel che dicono i lavoratori della Perugina appare un pò egoistico “farci passare a 30 ore settimanali significa l’impoverimento di tutti noi”; forse invece significherebbe dar lavoro a qualcun altro e ridurre l’impoverimento globale…questo significa non guardare soltanto al proprio piccolo orticello, ma purtroppo in Italia non siamo abituati a farlo, in Italia si guarda soltanto al proprio tornaconto e gli altri…affari loro.
ARGOMENTI TRATTATI:
Nestle , patto generazionale , patto generazionale Perugina , Perugina , Perugina San Sisto
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