26 luglio 2012, ore 17:20 | Notizie
Ilva sotto sequestro, operai sul piede di guerraLa magistratura ordina l'arresto dei vertici dell'Ilva. Gli operai temono inevitabili ricadute sul fronte occupazionale mentre il governo cerca una soluzione che nessuno ha voluto trovare per anni. Ma con il blocco della produzione Taranto morirebbe due volteLa triste vicenda dello stabilimento Ilva di Taranto rischia di chiudersi nel peggiore dei modi, con un’intera città avvelenata e, probabilmente, senza lavoro.
Il gip Patrizia Todisco ha infatti firmato il provvedimento di sequestro dell’Ilva (senza facoltà d’uso degli impianti) e 8 misure cautelari contro altrettanti dirigenti e ex dirigenti dell’Ilva accusati di disastro ambientale. Le misure cautelari riguardano lo stato maggiore della società siderurgica. Nello specifico il patron Emilio Riva, presidente dell’Ilva Spa fino al maggio 2010, il figlio Nicola Riva, suo successore dimissionario alcune settimane fa, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, il dirigente capo dell’area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio e il responsabile dell’area agglomerato, Angelo Cavallo. Nonostante i provvedimenti del giudice fossero nell’aria già da alcune settimane, la mossa della magistratura è caduta come un fulmine nell’importante città ionica che dall’Ilva, suo malgrado, dipende. A preoccupare i tarantini non è tanto la richiesta degli arresti domiciliari per i vertici dell’azienda siderurgica quanto la decisione di procedere al sequestro dell’intera area industriale. Il Gip Todisco ha infatti firmato la richiesta di sigilli per i parchi minerari, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Una decisione che praticamente significa l’impossibilità della prosecuzione della normale attività industriale, con gravi problemi sul fronte occupazionale.
Chiusura Ilva: ecco l’incubo degli operaiPer questo motivo, appresa la notizia, si è subito scatenata la reazione rabbiosa degli operai che hanno lasciato il posto di lavoro e sono scesi in corteo dirigendosi verso la prefettura della città ionica. Secondo alcune testimonianze 5000 dipendenti Ilva starebbero puntando all’occupazione del Ponte Girevole, il simbolo di questa città il cui destino è legato indissolubilmente a questa industria che ha dato tanto lavoro ma che ha anche provocato tanti danni.
Il governo colto di contropiedeChe la situazione a Taranto sia diventata incandescente lo si comprende anche dall’immediata presa di posizione del governo che, per bocca del ministro dell’Ambiente Clini, si è impegnato a chiedere l’immediato riesame del provvedimento anche perchè il rischio è che migliaia di famiglie tarantine i ritrovino senza lavoro. Per tranquillizzare gli animi Clini ha dichiarato che “Verrà affrontata l’emergenza per almeno 15.000 persone in seguito a iniziative della magistratura che sta procedendo al sequestro e a altre misure cautelari“. Sulle risorse in merito agli interventi di riqualificazione ambientale Clini ha dichiarato che proprio oggi al Ministero è stato siglato un protocollo di intesa che prevede un investimento pari a 336 mln di euro e una cabina di regia guidata da Vendola. A conti fatti quindi nel giorno in cui il governo si è impegnato a sbloccare le risorse per la riqualificazione la magistratura ha deciso di presentare il conto ai vertice dell’Iva per i danni che il colosso siderurgico ha causato al capoluogo ionico. Clini ha anche affermato che l’obiettivo è quello di sostenere la continuazione delle attività produttive, avviando al contempo l’opera di risanamento. “Noi vogliamo che l’azienda resti a Taranto e che allo stesso tempo l’intervento ambientale si faccia di corsa” ha chiarito il ministro. La chiusura dell’Ilva fa quindi paura al governo che sembra essere perfettamente consapevole che Taranto dipende dall’Ilva.
|



Enrico Bondi nominato amministratore delegato dell'Ilva
Presadiretta, puntata del 27 gennaio 2013: l'Ilva di Taranto
Beppe Grillo racconta la storia dell'Ilva come una favola nera 
Commenti