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20 giugno 2012, ore 16:11  |   Storie dell`Italia reale

Fondo anti suicidi: tante richieste di aiuto al numero verde anti crisi

Tante richieste di assistenza al fondo anti crisi e così i consulenti di Veneto Sviluppo diventano psicologi

L’hanno chiamato fondo anti suicidi ma la definizione è impropria e lascia passare un messaggio sbagliato: non si tratta infatti di un’organizzazione in grado di erogare finanziamenti a fondo perduto ma di una concessionaria di fondi che richiedono comunque il sostegno bancario. Senza quest’ultimo fare qualcosa per aiutare le decine di persone disperate che chiamano ogni giorno non è facile. A sfogarsi è una delle impiegate del team di Veneto Sviluppo che rispondono al numero verde 800177750. Sono operatrici laureate in economia e commercio con funzione di consulenti finanziarie ma sempre più spesso vengono scambiate per psicologhe da persone che si rivolgono a loro come ultimo tentativo di salvezza. E così la crisi e lo smarrimento generale hanno imposto a queste dipendenti, spesso molto giovani, di affrontare una realtà difficile e delicata che non sarebbe neppure di loro competenza. Ma non è facile restare indifferenti di fronte a certe situazioni.

 

Fondo anti-crisi: chi può accedervi

Il fondo anticrisi è stato istituito lo scorso 17 aprile mediante una delibera di giunta. Da allora le linee telefoniche di questo servizio sono roventi: una media mensile che supera le 500 chiamate. La disinformazione spesso purtroppo rende difficile dare una mano concreta: molti si sono rivolti a questo servizio senza neppure essere prima passata attraverso il controllo dell’istituto di credito. Senza la previa valutazione della banca infatti, competente per analizzare la capacità del richiedente di restituire i soldi che vengono prestati, Veneto Sviluppo non può avviare la pratica. L’unico vantaggio per imprenditori in crisi quindi rispetto alla procedura standard è che alla mancanza di garanzia reale, in un’ottica di “misura straordinaria anticrisi”, supplisce la valutazione della banca. Ma quest’ultima resta in ogni caso imprescindibile. Dal punto di vista pratico questo significa che se una banca dà parere negativo, il richiedente può rivolgersi ad un altro istituto: la valutazione infatti prende in considerazione sicuramente elementi oggettivi quali il bilancio aziendale ma, al tempo stesso, viene integrata da parametri soggettivi, come il profilo dell’imprenditore.

Se si ottiene una valutazione positiva, e solo in questo caso, il fondo anticrisi assicura il finanziamento agevolato, coperto per metà da Veneto Sviluppo e per l’altra metà dalla banca.

 

Fondo anti crisi Veneto: gli importi erogabili

Gli importi minimi e massimi sono fissati per legge in base al richiedente: nel commercio da 15.000 euro a 500.000; per le Pmi attive nel settore secondario e terziario da 25.000 a 500.000; per le ditte artigiane da 25.000 a 300.000; nel turismo da 25.000 a 500.000. Spesso invece a telefonare sono imprenditori sull’orlo del fallimento che richiedono cifre bassissime, anche al di sotto dei 5000 euro. L’unica cosa che queste operatrici possono provare a fare, per ragioni di solidarietà e non perché rientri nel loro ufficio, è quello di chiedere alla banca di riesaminare il caso ma purtroppo se i parametri di riferimento sono rimasti immutati questo non serve a niente e l’esame di affidabilità dalla banca conferma esito negativo.

 

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