09 luglio 2012, ore 16:08 | Storie dell`Italia reale
Divorziare all’estero per risparmiare tempo, soldi e stressI lunghissimi tempi di approvazione del divorzio breve all'italiana stanno incoraggiando una nuova forma di turismo: quello delle separazioni in Spagna e in Romania. Un'inchiesta di InvestireOggi su un argomento su cui parla poco
Divorziare in Italia: tre anni più unoSecondo la Legge italiana l’iter per il divorzio può partire solo dopo un minimo di tre anni dalla separazione consensuale omologata o dalla sentenza di separazione giudiziale. Dal momento in cui i coniugi smettono di fatto di vivere insieme a quello della sentenza di divorzio passano mediamente cinque anni. La doppia difesa legale presuppone inoltre un esborso economico non indifferente che si aggira mediamente intorno ai 5 mila euro.
Spunta l’ipotesi del divorzio breveProprio in questi giorni si discute in Senato l’ipotesi di abbreviare l’iter di separazione e divorzio. L’Osservatorio permanente sulle famiglie, diretto dall’avvocato Andrea Catizone ha raccolto i dati emersi dal sondaggio Eurispes per fare un quadro dell’opinione in merito degli italiani (riassunto nel rapporto “Il divorzio breve. L’opinione degli italiani”). La stragrande maggioranza della popolazione sarebbe favorevole ad agevolare l’iter legislativo (82,2%). E’ chiaro che la percentuale varia molto in base all’orientamento religioso ma si registrano lievi differenze anche in base all’età (si passa dal 92% di pareri favorevoli tra i giovani al 71,1% degli over 65), all’orientamento politico (la percentuale di favorevoli scende parecchio se ci sposta da sinistra a destra) e al titolo di studio (83,7% di favorevoli tra i diplomati, 85,5% tra i laureati, 74,5% tra non ha titolo di studio o ha raggiunto solo licenza elementare e il 75,6% tra chi ha ottenuto la licenza media). La proposta contenuta nel disegno di riforma è quella di abbassare ad un anno (rispetto ai tre attuali), in assenza di figli, e a due se ci sono figli minori, la durata minima dell’iter per divorziare. Non si tratta peraltro di una novità assoluta: l’ipotesi è spuntata per la prima volta nel 2003. I tempi attuali sono quelli imposti da una legge del 1987 (che li ridusse a tre dai cinque previsti originariamente).
Chi è contrario al divorzio breve?Se si analizza la percentuale dei contrari è chiaro che vi sia un’alta componente di cattolici, spinti dalla preoccupazione che la facile accessibilità all’istituto mini l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Tuttavia vi sono politici cattolici divorziati che si sono espressi a favore della riforma. Non vanno trascurati gli interessi degli avvocati (il 14% dei rappresentanti alle Camere) per i quali velocizzare l’iter del divorzio comporterebbe inevitabilmente una riduzione dei profitti.
Divorziare in Spagna e in Romania per risparmiare tempo e soldiIn attesa che la normativa italiana si adegui ai modelli europei sempre più coppie scelgono il divorzio all’estero che riduce i tempi e, in alcuni casi, abbassa anche i costi. Basta digitare sul motore di ricerca “divorzio all’estero” per visualizzare quante agenzie si siano specializzate in questo ambito. Le mete più gettonate sono Romania e Spagna. Nel primo caso si spendono in media tre mila euro ma la pratica si chiude in sei mesi perché si può saltare la fase della separazione (che è richiesta solo in alcuni Paesi ormai, oltre all’Italia, Malta, Irlanda del Nord e Polonia). Ad ammettere la possibilità di divorziare all’estero è la legislazione italiana (Legge n 218 del 1995) e comunitaria (regolamento 44/2001 del Consiglio Europeo). Il riconoscimento della sentenza di un tribunale civile estero è confermato dalla giurisprudenza italiana (sentenza della Cassazione n.16978/2006). Unico requisito imposto è la residenza provvisoria di almeno uno dei coniugi nel Paese scelto: l’iter per richiederla è semplice, dura poche ore e non comporta alcun problema di ordine fiscale (basta farsi intestare un contratto di affitto e relative bollette il che, in Romania, richiede una spesa di 100 euro al mese circa per sei mesi). Il divorzio all’estero infatti presuppone che la vita matrimoniale si sia svolta con costanza nel paese che emana la sentenza. Si tratta quindi di un escamotage legale. Dopo il deposito del ricorso congiuntivo di divorzio si fisserà un’unica udienza (a determinate condizioni le parti possono anche esonerate dal partecipare). Nella peggiore delle ipotesi quindi ci si dovrà recare di persona nel Paese estero due volte: una per la richiesta della residenza e una per l’udienza. La sentenza di divorzio andrà apostillata (ovvero tradotta con dichiarazione dell’interprete sulla fedeltà del testo all’originale) e trascritta presso il Comune in cui è stato celebrato il matrimonio. Negli ultimi 5 anni almeno ottomila coppie hanno scelto questa via per divorziare in tempi lampo e potersi, eventualmente, risposare. Molto gettonata anche l’Inghilterra, non tanto per i costi (un buon avvocato inglese costa mediamente 500 sterline l’ora) ma per la semplificazione burocratica (non è infatti richiesta neppure la residenza ma un mero “domicile” ovvero un recapito prescelto espressamente per ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura di divorzio). Proprio in Inghilterra si stanno muovendo i primi passi verso la possibilità di divorziare via internet, con un semplice click. Può essere triste forse, ma almeno è economico e meno doloroso.
ARGOMENTI TRATTATI:
divorzi in Italia , divorziare all'estero , divorziare in Spagna , divorziare via internet , divorzio all'estero , divorzio breve , separazione e divorzio
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