Venerdì 19 Dicembre 2014 , Ore 12:12
 
 

Dimissioni Elsa Fornero: il popolo della rete contro il ministro

In internet sono decine i siti che ormai presentano una petizione per raccogliere firme volte a richiedere le dimissioni del ministro del Lavoro Elsa Fornero.

Ormai la rete pullula di petizioni che richiedono a gran voce le dimissioni di Elsa Fornero; il popolo della rete è davvero infuriato con il ministro del Lavoro, un ministro che non sente rappresentarlo (Riforma del lavoro: Cgil protesta in tutta Italia).

Molte e dure critiche sono state mosse alla Fornero dopo l’intervista rilasciata al Wall Street Journal, della quale è stata riportata la durissima frase del ministro che diceva “Il lavoro non è un diritto”: una frase estrapolata da un discorso generale che poteva essere interpretato diversamente se letto nella sua interezza (Il lavoro non è un diritto, sentenzia la Fornero).

Infatti le accuse mosse ad Elsa Fornero sono state quelle di non tenere conto del primo e il quarto articolo della Costituzione Italiana,  dove tra i Principi Fondamentali della Carta Costituzionale c’è proprio il diritto al lavoro.

Quindi il ministro del Lavoro è accusato di non conoscere la Costituzione, o, se la conosce, di volerla riscrivere a suo piacimento.

Elsa Fornero quindi è tacciata di non rispettare i diritti degli italiani, e la cosa viene dichiarata una vera vergogna per i lavoratori italiani (Riforma del lavoro:il Governo persevera nei suoi errori).

Questa petizione, che richiede le dimissioni del ministro del Lavoro è piuttosto recente, ma ce ne sono anche altre in rete che chiedono sempre le dimissioni della Fornero, ma per altri motivi.

 

C’è chi la accusa, giustamente, di aver mentito sul numero degli esodati (molto inferiore a quello poi dichiarato dall’Inps) facendo in modo che ora quasi 400 mila persone si ritrovino senza lavoro e senza pensione,  persi in un limbo che li vedrà costretti ad attendere, nella migliore delle ipotesi, l’età pensionabile.

Ma le accuse contro il ministro sono anche quelle di non avere rispettato i lavoratori italiani, facendo in modo di attuare una riforma del lavoro che non trova l’approvazione di nessuno, una riforma dell’articolo 18, tutela dei lavoratori dipendenti contro il licenziamento senza giusta causa, facendo in modo che per i datori di lavoro sia molto più facile licenziare i propri dipendenti; una riforma che ha incentivato, invece che ridurre, la precarietà.

Errori, si legge, dovuti o alla sua incompetenza o alla sua precisa volontà di continuare a perseguire principi finanziari che ledono soltanto i diritti dei lavoratori.

 

Il popolo della rete, che poi è costituito da cittadini italiani, ricordiamolo, dice basta a questi soprusi e tramite petizioni, che tra l’altro stanno raccogliendo il  favore di molte persone, sta cercando di raccogliere le firme necessarie (50 mila) per richiedere ai partiti presenti in Parlamento di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del ministro.

Il Premier Mario Monti, durante un’intervista, precisò che il Ministro Elsa Fornero non aveva presentato le sue dimissioni, ma se anche lo avesse fatto sarebbero state respinte; il Premier quindi è soddisfatto del lavoro svolto dal ministro del Lavoro da lui scelto, nonostante l’italia sia in rivolta nei suoi confronti.

Ma la gente comune si è sentita presa in giro dal comportamento del Ministro, che ha cercato prima di rassicurare i lavoratori e i disoccupati, facendo credere che la riforma del lavoro avrebbe in qualche modo ridotto la piaga della disoccupazione in italia, e soprattutto viene rimproverato alla Fornero il fatto che non abbia saputo fare un doveroso mea culpa sui grossolani errori commessi e sulle cose omesse per mesi.

L’accusa maggiore che si muove al Ministro è quella di aver, tramite il suo operato, accelerato il rischio di migliaia di famiglie italiane di avviarsi verso il baratro economico che inevitabilmente la perdita di un posto di lavoro significherebbe.

Proprio per questo si chiedono  le sue dimissioni, e il ripristino delle normative preesistenti che regolavano il mondo del lavoro in Italia.

 

 

 

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