Lunedì 20 Ottobre 2014 , Ore 8:06
 
 

Dai tagli degli stipendi parlamentari all’abolizione delle pensioni d’oro: ecco tutte le bugie dei nostri politici

Le bugie della classe dirigente sono ormai state smascherate, dopo che per mesi hanno promesso di ridurre le spese e il tutto si è tramutato in un nulla di fatto.

Tante, troppe le promesse fatte e mai mantenute dalla nostra  classe politica, promesse rimangiata a cui la gente aveva creduto come la tanto sbandierata riforma del finanziamento ai partiti.

Tutti i provvedimenti che erano stati promessi fin dall’insediamento del Governo Monti, per ridurre  le spese di quella che viene definita ormai la “casta”, si sono alla fine rivelati nulli.

 

Taglio dei parlamentari

Tanto fumo e soprattutto tante chiacchiera per la riforma costituzionale che sarebbe servita a portare il numero dei deputati da 630 a 508 e i senatori da 315 a 250; tutti i partiti erano stati favorevoli alla proposta ma a quanto sembra la riduzione non sarà attuata per la prossima legislatura, poichè Silvio Berlusconi, puntando alla presidenza ha proposto un emendamento con il quale  si introduce l’elezione diretta del Capo dello Stato.

In questo modo il testo per la riduzione dei parlamentari difficilmente  verrà votato entro la prossima primavera, slittando quindi alla prossima legislatura.

 

Taglio stipendi pubblica amministrazione e pensioni d’oro

Se ne è fatto un gran parlare, come provvedimento presente nel decreto Salva Italia di Monti, della riduzione degli stipendi di tutti i  dipendenti della pubblica amministrazione, avendo come punto di riferimento la retribuzione del Presidente della  Corte di Cassazione.

Praticamente ai parlamentari sarebbero stati detratti 700 euro dalla busta paga, 700 euro di cui non si sarebbero neanche accorti, ma alla fine si è risolto con un nulla di fatto anche questo provvedimento che andava ad intaccare i privilegi della casta.

Stesso discorso per le pensioni d’oro con il passaggio dal sistema retributivo, in vigore ancora solo per i parlamentari, a quello contributivo per la pensione.

Quindi non più la pensione stabilita dallo stipendio degli ultimi 5 anni, ma determinati dai contributi versati durante la vita lavorativa.

Cosa saggia e giusta, che si è è aggirata con un nuovo escamotage della casta politica, grazie al taglio dei 700 euro mensili , taglio che è stato solo formale grazie al cambio del metodo pensionistico (i vitalizi, del sistema retributivo, venivano tassati, mentre i contributi versati per  la pensione non sono soggetti a tasse) il taglio non è avvenuto ed è stato solo sulla carta,  rimanendo lo stipendio dei parlamentari inalterato.

 

Il tetto ai maxi stipendi? No grazie

Guido Crosetto, deputato del Pdl, aveva proposto di dire basta ai maxi stipendi presentando un testo dove diceva che le pensioni  “erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6.000 euro netti mensili. Sono fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo”.

L’emendamento ovviamente è stato bocciato dal governo, poichè quasi tutti  gli esponenti del governo hanno lavorato nel passato nella pubblica amministrazione e sicuramente non hanno nessun interesse a far si che un emendamento del genere venga approvato perdendo la gonfia pensione che spetterà loro.

 

Quindi come sempre…niente di nuovo, tutto procede come sempre, con la casta che si tiene stretti i suoi privilegi.

 

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