Concorsi pubblici

Concorso scuola 2012: sarà annullato dalla Corte Costituzionale?

Patrizia Del Pidio
Aggiornato il 02 Novembre 2012, ore 12:32
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LA NOTIZIA

La Corte di Cassazione potrebbe bocciare il concorso della scuola a causa della violazione di norme giuridiche.

Al di là del fatto che, il concorso voluto dal Ministro Francesco Profumo ha sollevato un vespaio di polemiche per coloro che sono rimasti con l'amaro in bocca per la mancata possibilità di partecipazione, c'è da prendere in considerazione anche l'aspetto giuridico del concorso.

Per prima cosa all'inizio il concorso poneva come età massima dei partecipanti quella dei 40 anni, un limite che è stato  abrogato dal 1997 per tutti i concorsi pubblici, quindi limitante e anche discriminante.

Un'altra esclusione discriminante del concorso è quella di non permettere la partecipazione dei laureati dopo il 2002/2003 ed anche degli insegnanti già in ruolo che però avrebbero i titoli per partecipare ad altre classi di concorso, un criterio sicuramente poco corretto e di difficile comprensione.

Risulta, a quanto pare, poco corretta anche la prova preselettiva che è uguale per coloro che si candidano per la classe di concorso per insegnare italiano, o per insegnare matematica o per insegnare inglese dovranno sostenere la stessa prova estratta da una batteria di 3500 quesiti.

Quello che ci si chiede è qual è l'utilità di questo concorso visto che la scuola ha migliaia di insegnanti abilitati che dall'ultimo concorso, quello del 1999, aspettano ancora di avere una cattedra.

Inoltre i programmi riportati nel bando di concorso sono gli stessi del concorso del 1999; probabilmente questo concorso porterà un grandissimo numero di ricorsi e molti sindacati annunciano aspre battaglie contro il Miur; quello che preoccupa è che probabilmente porterà a una bocciatura da parte della Corte Costituzionale per la violazione di norme giuridiche.

Se la bocciatura arriverà dopo l'espletamento delle pratiche concorsuali causerà ulteriori ricorsi.

ARGOMENTI:   Notizie,  bando di concorso, concorso scuola 2012, classi di concorso, concorso scuola, prova preselettiva,
5 COMMENTI
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  1. Giuseppe Francesco Simone 12 ottobre 2012

    CONCORSI E GRADUATORIE: CHI CI TUTELA DALLO STATO?

    Dopo i tagli della Gelmini a scuola non ci sono più posti. Questo è un dato inconfutabile, che fa il paio con il blocco del turnover e la riforma Fornero sui pensionamenti.
    Tagliare 8 miliardi di euro alla scuola e 140.000 posti di insegnamento significa mettere in ginocchio il sistema dell’istruzione pubblica.
    Ma mentre la scuola pubblica continua a soffrire per le conseguenze dei tagli, i fondi alle scuole paritarie (le quali, come previsto dalla Costituzione, non dovrebbero neppure godere di finanziamenti statali) sono rimasti sostanzialmente invariati dal 2007 ad oggi.
    Risulta chiara, così, la volontà dei governi liberisti di dismettere il servizio pubblico nel nostro Paese, in favore di quello privato.
    Il riavvio delle procedure concorsuali ha la sola funzione di “coprire” le malefatte compiute dal governo Berlusconi e far intendere che, al posto di una politica di tagli lineari ingiustificati, via sia stata una politica incentrata sulla sobrietà e sul “merito”, che avrebbe tutto il diritto di continuare ad esistere anche, a ancor più, con l’attuale governo tecnico.
    Utili come specchietto per le allodole, i concorsi avranno l’inevitabile funzione di creare solo illusioni nei giovani e far leva sulle loro speranze.
    Stante l’esiguità dei posti disponibili, il ministro Profumo avrebbe dovuto, ai fini di buon governo e di contenimento della spesa pubblica, risolvere l’annoso problema del precariato dando precedenza assoluta all’immissione in ruolo degli aspiranti già selezionati, formati, “capaci e meritevoli”, inclusi nelle graduatorie ad esaurimento e che hanno consentito, di anno in anno, il regolare avvio e l’erogazione del servizio scolastico.
    Il ministro ha preferito invece strombazzare a perdifiato la necessità di un concorso al quale si dovrà partecipare per pochissimi ruoli, foriero di ricorsi e di ulteriore precariato; inutile, dispendioso, che non garantirà la continuità didattica e che non darà quelle risposte che attendiamo da tempo.
    La verità sta dunque in altri termini e nella confusione, che regna sovrana, chi ci guadagna sono sempre gli stessi: partiti, sindacati, università e procuratori legali.
    Così facendo il ministro si muove unicamente in direzione delle logiche di tali interessi, disattendendo l’obiettivo di esaurire le graduatorie ed illudendo quanti hanno accolto l’indizione di nuovi concorsi come garanzia di un sistema basato sul “merito” nonché come assicurazione della presenza in cattedra di personale docente “giovane”, “fresco”, “preparato” e “selezionato”.
    Bandire un concorso che costerà, a detta dello stesso ministro, un milione di euro, in periodo di tagli alla spesa pubblica, in un periodo di recessione, a fronte della presenza di personale già preparato, selezionato attraverso un sistema basato sul “merito” e con esperienza, presente nelle graduatorie, è un assurdo logico che cozza con il buon senso e con le più elementari leggi economiche.
    Se c’è poca offerta e molta domanda non si va ad aumentare ulteriormente la domanda.
    Ma d’altronde, i concorsi possono considerarsi davvero un sistema di selezione “meritocratico”?
    A ben guardare, nelle prove previste dai concorsi a cattedra pare non vi sia molto che possa deporre a favore del tanto sospirato “merito”.
    Quiz e domande stile “rischiatutto” solo per accertare chi è il più fortunato, un esame orale per dire tutto e niente in meno di mezz’ora e per finire una simulazione di lezione a coronamento della gloria dei più furbi baciati dalla dea bendata.
    NULLA e dico NULLA che possa anche lontanamente paragonarsi a ben due anni di corso di specializzazione SSIS che prevedeva:
    1. prove selettive d’ingresso (in presenza di agenti della Guardia di Finanza, commissari e assistenti sguinzagliati a minacciare chiunque osasse anche solo cambiare posizione sulla sedia o semplicemente fiatare),
    2. lezioni giornaliere di almeno quattro ore cadauna (con frequenza obbligatoria),
    3. tirocinio nelle scuole,
    4. esami in itinere,
    5. esame di Stato finale con discussione della tesi.
    Infine, domanda dalle “cento pistole”:
    «Cari genitori, quale insegnante preferireste per vostro figlio, uno di 45 anni che ha compiuto il percorso SSIS che ho descritto e con esperienza sul campo, o un giovane trentenne, senza esperienza, che è risultato tra i primi a un concorso fatto in questi giorni?».

    Giuseppe Francesco Simone, Roccella Ionica (RC)

    1. asia 18 novembre 2012

      Mi complimento con questo vostro resoconto e il quadro chiaro dato sull’ assurdità e banalità di questo concorso.
      Siamo in migliaia di docenti che lavoriamo da precari e offriamo il nostro regolare servizio da anni ( per esempio io sei anni), e ora ci troviamo tagliati fuori nel partecipare ecco, semplicemente perché come per me l’anno di laurea e successivo a quello indicato ( laureata si nell’anno accademico 2002/2003, ma laurea quadriennale e mi trovo esclusa per un anno?!!!). Qual è l’intento di questo concorso creare nuovi precari??…direi proprio una bella azione politica..!!!!.. ci troviamo in balia di Ministri che anzichè tutelare i propri cittadini e la classe dei lavoratori ( che produce!)…non fanno altro che emanare normative a proprio piacimento senza alcuna logica ne alcun senso. Cosa siamo oggetti, o meglio “macchinari” che fino a quando serviamo allo stato , ci utilizza e poi quando ha voglia di cambiarci, ci spazza via, perché è questo che succederà se il concorso tanto atteso ( ma non questi requisiti), non verrà bloccato dalla Corte costituzionale!
      Spero proprio che questo concorso venga annullato…ma si può vivere di speranze?
      Chiedo gentilmente a chiunque si trovi nella nella situazione, e abbia aggiornarmi in merito, di scrivermi, saluti.

  2. Giuseppe Francesco Simone 12 ottobre 2012

    I HAVE A DREAM: NO AI CONCORSI, NO ALLE GRADUATORIE

    Le graduatorie ad esaurimento vanno svuotate e porre fine al problema del precariato. Fino a quando questo non succederà, le GaE devono rimanere chiuse a nuovi inserimenti.
    Si potrebbe invece riagganciare l’abilitazione al reclutamento cambiando il DM 249 e programmando le abilitazioni solo su posti effettivamente vacanti e disponibili.
    Si avrebbe così un numero di abilitati pari al fabbisogno che potrebbe essere immesso in ruolo subito senza concorsi, né graduatorie.
    Non sono state le abilitazioni SSIS e il sistema delle graduatorie la causa del sovraffollamento dei precari, ma la politica delle sanatorie unita a quella dei tagli.
    Oggettivamente, dopo i tagli non era e non è possibile pensare ai concorsi, né ad abilitazioni che non danno alcuna certezza di inserimento nel mondo della scuola, tantomeno a sanatorie o altre amenità del genere. Oggettivamente, bisogna ridare ossigeno ad una scuola pubblica ormai falcidiata e ridotta allo stremo. Questo penso io e molti precari abilitati nelle GaE.
    La soluzione? Intanto cominciamo a dire ai nostri “cari” governanti che, stante la situazione attuale, è perfettamente inutile venire a prenderci in giro. La finiscano di tagliare risorse alla scuola pubblica, preservando quelli della scuola paritaria e la finiscano con la solita propaganda elettorale sul “giovanilismo” e sulla “meritocrazia”.
    Diciamoglielo bello chiaro che a queste favole non ci crede più nessuno, che i posti non ci sono e che i concorsi sono inutili.
    Le GaE, essendo chiuse, non possono generare nuovo precariato. Ma proprio in virtù di ciò, devono continuare a rimanere chiuse a nuovi inserimenti.
    A questo punto occorre nel contempo svuotare le graduatorie e RIAGGANCIARE LE ABILITAZIONI AL RECLUTAMENTO, ovverosia cambiare il DM 249 sulla Formazione Iniziale dei Docenti e tornare alle abilitazioni con valore concorsuale (vedi SSIS).
    Ovviamente, le nuove abilitazioni dovrebbero garantire di per sé l’assunzione a tempo indeterminato, senza più graduatorie nè concorsi. Utopia? Certo, siamo in Italia!
    Il gioco degli spintoni, a cui si prestano volentieri i “giovani rampanti”, avvantaggia solo chi specula sulla nostra pelle di precari.
    Beninteso, non si tratta di “saltare” le generazioni più giovani, ma non si può nemmeno scavalcare chi lavora in GaE da diversi anni.
    Si potrebbe invece, fermo restando il doppio canale, concepire un sistema che riagganci le abilitazioni al reclutamento, senza mai più né graduatorie, né concorsi.
    Abilitazioni tarate sul 50% dei ruoli con l’altro 50% per le GaE che devono essere svuotate. Dopodiché, abilitazioni da prevedere solo in base al numero dei posti effettivamente vacanti e disponibili. Vi sembra poco?

    Giuseppe Francesco Simone
    Roccella Ionica (RC)

  3. mary 29 maggio 2013

    Questo concorso, pieno di regole illeggittime e discriminanti, costituisce una violazione dei diritti di chi, come me, lavora da anni nella scuola e non ha la possibilità di avere un riconoscimento giuridico del proprio status. Mi sono abilitata grazie al concorso del 1999. Sono entrata in ruolo 2011nella scuola primaria, ma mi é stato impedito di poter accedere ad altra classe di concorso, superiore, perché in possesso di contratto t.d.

  4. Osea Ianniello 30 maggio 2013

    Si devono prima smaltire le graduatorie ad esaurimento e poi bandire altri concorsi.

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