02 agosto 2012, ore 11:49 | Cittadinanza attiva
Chiedere di scegliere tra salute e lavoro è immoraleA nessun cittadino si può chiedere di scegliere, come sta accadendo a Taranto, tra salute e lavoro: entrambi sono due diritti costituzionalmente garantiti.Quello che sta accadendo a Taranto al di là del disastro economico e ambientale è un disastro enorme a livello umano e forse questo è il lato che è stato preso meno in considerazione dai media, dal Governo, dai sindacati e dagli ambientalisti.
Nessuna persona al mondo dovrebbe mai essere posta di fronte ad una scelta di tale portata: cosa è più importante il lavoro o la salute? Di getto verrebbe spontaneo rispondere la salute; a mente fredda non credo che la risposta di tutti sarebbe questa; ai figli non si da da mangiare la salute, e di questi tempi avere un lavoro è un lusso che non tutti possono permettersi. Per questo gli operai della Ilva protestano a Taranto, se ne infischiano dei rischi che corrono lavorando, perchè sono soltanto rischi, mentre lo stipendio a fine mese è reale, tangibile e certo. Sicuramente quello che sta accadendo a Taranto è una tragedia per tutti, per gli abitanti della città che stanno subendo i danni di un disastro ambientale che ha portato gravissime conseguenze sul piano della salute dei cittadini, con l’aumento dei malati di cancro soprattutto nella fascia più giovane della popolazione. Ma il dramma lo stanno vivendo anche i 12 mila operai dell’Ilva che rischiano di perdere ciò che da loro da vivere, il proprio lavoro. Nella nostra Costituzione, che sempre più spesso è ignorata, calpestata, dimenticata, la salute e il lavoro hanno lo stesso peso, sono entrambi diritti,e non si può chiedere ai cittadini di scegliere o l’una o l’altro. Dovrebbe essere lo Stato, sempre lì si torna purtroppo, a garantire sia il diritto alla salute che il diritto al lavoro, e in questo caso anche la salvaguardia dell’ambiente. Sono anni che si sa che le emissioni dell’Ilva sono dannose, ma fino ad ora non si è fatto nulla per porre rimedio a questa cosa, facendo in modo che l’inquinamento proliferasse, ed ora, ad un tratto ci si rende conto di quanto queste emissioni siano dannose e si decide di chiudere la fabbrica. Non è solo l’Ilva, sono molte le fabbriche Italiane le cui emissioni sono dannose, ma gli industriali sono a stretto contatto con i politici e questo ha sempre fatto in modo che si innalzasse la soglia del tetto delle emissioni di fabbriche sempre più fatiscenti; a farne le spese sono poi cittadini e dipendenti. Lo Stato deve garantire la salute e l’impiego ai cittadini, e come abbiamo detto sopra deve anche garantire il rispetto dell’ambiente, ma non per questo deve porre riparo alle azioni criminali di industriali senza scrupoli: il 24 aprile 2007 un disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri rendeva reato penale il disastro ambientale, ma quel disegno di legge non ha avuto seguito, come ogni cosa buona che la nostra politica ha tentato di produrre.
ARGOMENTI TRATTATI:
diritto al lavoro , diritto alla salute , disastro ambientale , Ilva , operai della Ilva
|



Enrico Bondi nominato amministratore delegato dell'Ilva
Presadiretta, puntata del 27 gennaio 2013: l'Ilva di Taranto
Beppe Grillo racconta la storia dell'Ilva come una favola nera 
1 Commento