27 giugno 2012, ore 17:53 | Politica
Beppe Grillo: Chi decide chi va in Parlamento? I soldiBeppe Grillo parla di voto di scambio, di voto "acquistato" in cambio di promesse, in questo modo il voto perde la sua sacralità e la sua funzione di impalcatura democratica della nostra Repubblica.Nel Blog di Beppe Grillo ennesimo scritto del comico genovese che spiega chi è che decide chi va o meno in Parlamento, parlando del voto di scambio, con la sua solita ironia.
“”Chi decide chi va in Parlamento?” In alcune zone del Sud, e da qualche tempo anche del Nord, vige il “Vota Antonio” – “Vota Antonio” di Totò o il paio di scarpe consegnate una prima del voto e l’altra dopo dai tempi dell’armatore Achille Lauro” scrive Beppe Grillo. Quello che fa notare è che il voto è diventato un bene da acquistare, che non viene espresso secondo il pensiero dell’elettore, bensì in base a quello che viene offerto in cambio, diventando un modo per ridistribuire i soldi sul territorio nazionale. “ Il voto si paga, si scambia per beni materiali anche di poca importanza, il voto spesso significa un lavoro a tempo determinato in Comune, in Provincia o in Regione. Il voto, da rappresentanza sociale, è diventato merce. Alla domanda “Chi decide chi va in Parlamento?” la risposta è sempre la stessa: “I soldi”. La redistribuzione di denaro pubblico sul territorio. I proventi della criminalità organizzata. I pacchetti di voti sono la dote degli eletti. La pietra filosofale di una pseudo democrazia.” ironizza, ma non troppo, ancora Beppe Grillo.
Infatti fa notare che i voti ottenuti danno potere agli eletti, quindi più voti si riescono a rastrellare, o comperare, o scambiare, più si può puntare in alto verso la scalata dalla pubblica amministrazione fino ad arrivare in Parlamento. E porta l’esempio dei 61 seggi ottenuti su 61 in Sicilia, dal Pdl, nelle ultime elezioni politiche “Più sono i voti di cui disponi, più in alto puoi arrivare. Dalla pubblica amministrazione locale, al Parlamento, al Governo. Rimane mitico e imbattibile anche in Corea del Nord il risultato di 61 seggi su 61 alle politiche dell’attuale Pdl in Sicilia. Una coincidenza?” sicuramente no.
Grillo fa notare che la democrazia italiana è basata appunto sul voto, ma che il voto rappresenta un grosso rischio poichè molto spesso il voto espresso viene messo in discussione, ne è stata messa in dubbio la validità, ma nonostante tutto si è cercato di coprire i dubbi lasciando le cose come stavano lasciando la sacralità del voto anche quando questo non risulta chiaro e pulito “Sul voto si basa tutta l’impalcatura democratica della Repubblica eppure nulla è più a rischio del voto. Nei casi, come in Lombardia, in Piemonte e nel Molise per le regionali, la validità del voto è stata messa in discussione, è calato invariabilmente il sipario. Il voto è sacro anche quando è profano e profanato.Soprattutto quando è profanato.”
Beppe Grillo spinge addirittura i suoi ricordi alle elezioni politiche di 18 anni fa, quando il voto fu scambiato per una promessa a cui si è creduto solo perchè spinti dalla disperazione “Un voto, un lavoro… quanti italiani direbbero di no? Qualcuno promise un milione di posti di lavoro e diventò presidente del Consiglio. Un voto, una presa per il culo. “.
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